Testamento

Centrale nella canzone che andiamo ad analizzare (in effetti, per il resto, ed a un primo livello, estremamente semplice e comprensibile) è questa breve frase: «Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione».
Questa breve frase contiene, a mio avviso, quelle che sono per Battiato due verità e due evidenze di assoluta rilevanza, la prima di carattere generale, la seconda più specifica.
La prima è che i Vangeli, senza distinzione tra cosiddetti canonici e cosiddetti apocrifi, sono la parola di Cristo; la seconda è che, tra le verità predicate da Cristo, vi è, tra le più assolute e significative, la reincarnazione.
Per comprendere meglio tutto questo possiamo riportare la brevissima risposta di fronte a una domanda lunghissima (che riassume tutte le principali obiezioni sulla storicità di Cristo e si conclude così: «Dobbiamo dunque pensare che Gesù in quanto Messia, non sia mai esistito?»), Battiato replica con assoluta decisione: «E allora tutte le cose che ha detto Cristo, chi le ha dette? Queste storie (scilicet: queste ricostruzioni tendenti a fare di Cristo l’ennesima replica di un dio solare) mi lasciano perplesso e non mi convincono» (Battiato-Bossari, 2009, p. 79; cfr. commento a Le nostre anime, 2015).
Ferma dunque, per Battiato, la storicità di Cristo e la veridicità dei suoi Vangeli, altrettanto evidente è il fatto che il Cristo di Battiato non è il Cristo della Chiesa Cattolica (come non è il Cristo del Corano; si veda, per un primo approfondimento, Gabriel Mandel, Gesù nell’Islam e nel sufismo in La via al sufismo).
Infatti, va osservato, per quel che riguarda in specifico la reincarnazione, che tale convincimento è in assoluto contrasto con la dottrina della Chiesa, meglio con quella dottrina che si è definita tra l’Editto di Costantino del 313 d. C. e il Concilio di Costantinopoli del 553 d. C., cioè quello dove venne bollato come eretico Origene e, in modo diretto o indiretto, il suo complessivo pensiero.
Preciseremo meglio anche quest’affermazione, ma intanto credo legittimo e necessario, in primo luogo, chiederci dove, in quali Vangeli, Cristo parla di reincarnazione?
Diversi i passi che potrebbero essere ricordati per quel che riguarda i Vangeli canonici (Marco, Matteo, Luca, Giovanni; vedremo di seguito quelli apocrifi) cui forse potrebbe essere aggiunto un passo dell’Apocalisse, 3, 12: «Il vincitore (scilicet: nelle lotte contro le tentazioni) lo porrò come colonna del tempio del mio Dio e non uscirà mai più», cioè non si reincarnerà mai più e vivrà in eterno presso Dio.
Il più significativo potrebbe però trovarsi nel Vangelo di Giovanni:

Gesù dice a Nicodemo: ‘In verità, in verità ti dico che se uno non nascerà dall’alto (scilicet: di nuovo) non potrà vedere il regno di Dio’. Nicodemo gli chiese: ‘Come può un uomo (ri)nascere quand’è già vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo della madre per essere rigenerato?’. Gli rispose Gesù: ‘In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito (scilicet: se uno non è rinato), non può entrare nel regno di Dio (scilicet: nella vita eterna). Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere di nuovo. Il Vento (scilicet: lo Spirito) soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va (…) Se vi ho parlato delle cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?’

Da osservare però che le traduzioni e le interpretazioni sono diverse e anche, credo (non sono un biblista e, a differenza di Sgalambro, non mi proclamo teologo), contraddittorie. Traduce e commenta così, ad esempio, il biblista Cardinal Gianfranco Ravasi, una delle menti più illuminate e profonde del cattolicesimo, l’incipit del brano evangelico sopra riportato: «Colui che nasce di nuovo…» -o come dice il testo greco che è ambiguo in questo caso- «colui che nasce dall’alto».
Dunque, se questo un primo essenziale -e già conflittuale- spoglio dei quattro Vangeli canonici, ancora più complessa la situazione per i Vangeli apocrifi.
Tra questi spicca il cosiddetto Vangelo di Tommaso (rintracciato solo nel 1945) del quale Battiato dice, in forma familiare, che, se «nei Vangeli canonici ci sono cose egregie (…) quello di Tommaso è un Vangelo pazzesco!».
In effetti, nel Vangelo di Tommaso troviamo scritto, ma le traduzioni (e le interpretazioni!) sono, ripeto, impervie e discordanti:

Un giorno i discepoli domandarono a Gesù: ‘Quale sarà la nostra fine?’ Ed Egli rispose: ‘Se scoprite il principio non dovrete preoccuparvi della fine, perché dove è la fine, là è il principio. E chi conosce il principio, conosce la fine e si libera dalle morti’ (o, come viene riportato in altra interpretazione-versione: dalla morte -ndr.) (…) E poi aggiunse: ‘Beato colui che era prima di venire al mondo’. (altra traduzione: Beato colui che nacque prima di nascere -ndr.)

Fino qui il piano testuale. Ora il discorso va allargato, sia pure per sommi capi, alla storia della Chiesa e alle varie tradizioni filosofiche di merito. Se Sant’Agostino nelle Confessioni, scritte tra 397 e il 398, affermava: «Prima di codesta vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo», è vero anche che il Concilio di Costantinopoli del 553 d.C. condannò le tesi connesse alla figura di Origene (nato forse nel 185 d.C. e morto circa nel 253) e avversato già in vita. Tra le tesi implicitamente condannate quindi la reincarnazione (ufficialmente venne colpita un’altra sua teoria, l’apocatastasi: torneremo su Origene più avanti).
Detto ciò, tralasciando di approfondire ulteriormente le teorie della reincarnazione in un arco millenario che va dagli Gnostici fino ai Catari, tutti egualmente perseguitati dalla Chiesa Cattolica in quanto ritenuti eretici, preferisco, restando in ambito occidentale, fare un cenno meramente informativo ai rapporti tra filosofia e reincarnazione (o tra libero pensiero e reincarnazione) perché ciò costituisce, anche per Battiato come per Sgalambro, uno sfondo di assoluto rilievo.
A questo proposito, ricordo, tra i sostenitori della reincarnazione, oltre a Orfeo, Pitagora, Empedocle, Platone, Plotino, Porfirio, Cicerone, Virgilio (cfr. Libro VI dell’Eneide), Giordano Bruno e in particolare troviamo, venendo ad un’età quasi contemporanea, il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, un pensatore di assoluto rilievo, come sappiamo, per Sgalambro. Schopenhauer in particolare, sulla scorta di un’attenta lettura dei Veda e dei testi buddisti, capitali per Battiato e al cui centro vi è proprio la reincarnazione, affermava:

Se un asiatico mi domandasse la definizione dell’Europa, sarei obbligato a rispondere: è quella parte del mondo infestata dall’incredibile illusione che l’uomo sia stato creato dal nulla e che la sua nascita sia la sua prima venuta nella vita. (…) Le qualità innate che troviamo in un uomo e mancano in un altro non sono il grazioso regalo di qualche divinità sconosciuta, ma il frutto delle azioni personali di ogni uomo in un’altra vita.

Più avanti faremo cenno ai rapporti tra reincarnazione e Islam, meglio sufismo. Mentre ora daremo ancora la parola a Battiato. Gli viene chiesto: «Lei Battiato, in che cosa è separato dal Cristianesimo?», e la sua risposta:

Per esempio io credo nella reincarnazione. Ma anche Origene, uno dei padri della Chiesa, scrisse a favore della reincarnazione.

A questa affermazione, l’intervistatore cattolico si permette, credo senza il consenso di Battiato, di aprire una propria parentesi che recita:
«Origene, morto nel III secolo, in una sua opera giovanile scrisse in favore dell’apocatastasi, ma supera questa posizione nelle opere mature»; non è la sede, ma credo che il giornalista, che lavora all’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, compia due scorrettezze: la prima professionale, la seconda storica, ma anche questo ci dice l’importanza dell’argomento affrontato e quindi la necessità di un intervento a gamba tesa; l’editore che pubblica l’intervento è, infatti, un editore cattolico. Fermo ciò, è apprezzabile il fatto che l’intervento è palese ed esplicito e non tocca il dettato di Battiato. Ma è evidente, anche da tutto questo, la pericolosità del tema della reincarnazione per la Chiesa Cattolica.
In questa sede Battiato però ha modo di precisare ancora il suo vasto afflato interreligioso:

Ricordo con emozione il concerto alla presenza del Papa, è stata un’esperienza importante e più passa il tempo e più sento che è stato giusto farla. Però non sono cattolico. Ho amicizie molto forti nella Chiesa Cattolica e soprattutto in alcuni monasteri di clausura… Non sono cattolico, ma non sono neppure buddista o induista. Non mi piacciono le etichette e poi le religioni non sono in competizione tra loro. Ho una mia spiritualità, una mia ricerca dell’ascesi. Sono un uomo religioso e basta. Rispetto tutte le religioni, ma se qualcuna è violenta allora capisco che c’è qualcosa che non va. Ad esempio preferisco l’Islam dei mistici sufi all’integralismo.

Non stupisce quindi questa precisazione:

La Chiesa cattolica in questo momento, come è stato in quasi tutti i secoli, rappresenta il potere temporale, non quello spirituale. È un ossimoro vivente. A Palermo ho conosciuto un prete che mi ha portato nella sua comunità. Quest’uomo mi ha toccato in maniera profonda. Danno vitto e alloggio a novecento extracomunitari, lavorano da matti tutto il giorno e dalla Chiesa non hanno niente! (…) Sono stato in molti conventi, e ho incontrato monaci e monache di gran livello. Non si può condannare (scilicet: tutto) il cattolicesimo. È solo una parte che non c’entra niente con la spiritualità.

Quanto finora detto ci aiuta, forse, a comprendere una delle più enigmatiche canzoni di Battiato, Via Lattea (1985), a proposito della quale Battiato afferma, sia pure senza altra precisazione, che essa è «simbolica (e) piena di simboli esoterici…»:

Ci alzammo che non era ancora l’alba / pronti per trasbordare dentro un satellite artificiale / che ci condusse in fretta alle porte di Sirio / dove un equipaggio sperimentale si preparava al lungo viaggio. Noi provinciali dell’Orsa Minore… seguimmo certe rotte in diagonale dentro la Via Lattea.

Dove va ricordato che, secondo alcune teorie reincarnazioniste, è la Via Lattea la sede delle anime in attesa della reincarnazione. Coerente con questo una battuta del film di Battiato Niente è come sembra dove si afferma: «Molti dicono che La via Lattea di Buñuel sia un film antireligioso, io invece lo trovo mistico». Appunto.
Al termine di questo lungo percorso mi permetto un ulteriore passaggio. La categoricità dell’affermazione di Battiato «Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione» implica, a mio avviso, una lettura dei Vangeli canonici e non canonici di ordine complessivo (simbolico) e non sostanziale. Questo vuol dire che Cristo potrebbe aver parlato di reincarnazione non solo in modo diretto ma anche in modo implicito.
Ad esempio proviamo a leggere in trasparenza, e pensando alla teoria della reincarnazione, e alla connessa teoria del karma come legge di giustizia universale, questo passo di Cristo dal cosiddetto Discorso della montagna:

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo.

Un passo che potrebbe essere tradotto in questo modo: «non uscirai da questo ciclo di vite terrestri nelle quali sei stato gettato fino a quando non avrai consumato l’intero tuo karma». Per una conferma di questo pensiero, la canzone di Battiato del 2015 Le nostre anime (cfr. nostro commento).

Necessaria però qui un’ulteriore informazione: è Origene il maestro di una lettura non sostanziale ma prospettica delle Scritture, ed ecco spiegato un altro il motivo dell’insistenza di Battiato sul suo nome e forse l’avversione della Chiesa Cattolica al suo pensiero. Estremamente significativa allora, in questo senso, la dichiarazione di Origene riguardo al fatto che le Scritture «hanno due significati», uno letterale e uno nascosto (cfr. I principi, Sansoni, Firenze, 1975).
Origene invece è per la Chiesa cattolica nome e dottrina almeno controversa. Si chiede, ad esempio, The Catholic Encyclopedia alla voce «Origene»: «Origene e l’origenismo sono stati soggetti ad anatema? molti scrittori dotti ritengono di sì, ma altrettanti negano che siano stati condannati; la maggior parte degli esperti moderni è indecisa o ha qualche riserva». Il grande storico delle religioni Mircea Eliade non ha però dubbi: «Criticato già in vita Origene… dopo la sua morte e su richiesta dell’imperatore Giustiniano, fu condannato definitivamente nel V Concilio ecumenico». Detto ciò Eliade precisa ancora che «la condanna definitiva di Origene ha privato la Chiesa cattolica di una possibilità unica di rafforzare il proprio universalismo… aprendo la teologia cristiana al dialogo con altri sistemi di pensiero religioso, per esempio col pensiero religioso indiano…» al cui centro vi è effettivamente la teoria della reincarnazione (cfr. Storia delle credenze e delle idee religiose, volume III, pp. 54-57).

Insomma, possiamo dire, in primo luogo, che la credenza della reincarnazione è al centro della riflessione mistica e spirituale di Battiato e poi che essa si integra e si riconnette alla lettura dei Vangeli e alla riflessione sugli insegnamenti complessivi di Cristo. Da tutto questo viene dunque il fatto che l’affermazione di Battiato sia tanto categorica e sostanziale: «Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione».

Il sufi, studioso e artista, Gabriel Mandel, interrogato da Battiato su questo fascio di problemi ha modo di precisare:

E c’è poi un altro grande dono che Dio ci ha dato, il libero arbitrio… ora se i testi sacri fossero così rigidi e formali da non essere più oggetto d’interpretazione personale, dove finirebbe il libero arbitrio? Ma tutti i testi sacri sono concordi nel dire una cosa: ‘Comportatevi bene’. Nel Corano c’è scritto che nel giorno del Giudizio ogni comunità religiosa sarà riunita dietro i suoi libri sacri ma che ciascuno verrà giudicato per le sue azioni.

E Battiato replica, e conferma il dialogo che sta intrattenendo con un suo amico e maestro elettivo, con una sola parola: «Certo», in coerenza cioè a quanto detto direttamente da Battiato:

Alla fine della nostra vita non conteranno le nostre prestazioni e le opere compiute. Non ci sarà chiesto se eravamo cattolici o protestanti o cos’altro. Le testimonianze di ‘esperienze di premorte’ ci dicono che prima di tutto e soprattutto dovremo chiederci quanto abbiamo amato.

«Per l’anima non c’è mai nascita, né morte. Esiste e non cessa mai di esistere. È non nata, eterna, esiste sempre, non muore ed è originale. Non muore quando il corpo muore.» (BhagavadGita Katha Upanishad, II, 18-20)
«L’anima non ha né principio né fine… entra in questo mondo fortificata dalle vittorie o indebolita dai difetti della vita precedente… Il suo operato in questo mondo determina il posto che avrà nel mondo successivo.» (da De Principiis di Origene, nato e morto tra il I e II secolo d.C., filosofo e teologo della scuola cristiana di Alessandria d’Egitto; la frase è citata da Battiato nel suo film Niente è come sembra)
Marco, 6, 14 e 9, 2-13; Matteo, 11, 14; 16, 13, 14 e 17, 10-13; Luca, 9, 18-24; Giovanni, 1, 21 e 9, 1-2
Vangelo di Giovanni, III, 3
La Bibbia, Nuovo Testamento, Vangeli II, commenti di G. Ravasi, Ed. Corriere della Sera, pp. 145 e 442
giornaledelcilento.it 2/06/2014
Vangelo di Tommaso
Sant’Agostino, Confessioni, Libro primo, cp. VI, e Libro Decimo, cp. X
Apocatastasi: dottrina secondo la quale alla fine dei tempi tutti saranno salvati senza distinzione tra buoni o cattivi.
cfr. Storia delle religioni. Gnosticismo e Manicheismo, a cura di H.C. Puech, Bari, Laterza, 1977, p. 35 e passim; e cfr. anche Testi gnostici, a cura di Luigi Moralidi, Utet, Torino, (1982) 2005, pp. 85-91
Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, vol. II, cap. XV
Anima mia. Rock, pop & Dio, G. Mattei, Piemme, 1998, p. 38
Anima mia. Rock, pop & Dio, G. Mattei, Piemme, 1998, p. 38, cfr. anche interviste in calce a Vanity Fair e Bossari, Io chi sono, Mondadori, Milano, 2009, p. 83
Battiato-Pulcini, op. cit., pp. 50 e 73
Via Lattea (1985)
Si veda ad esempio, il Sogno di Scipione di Cicerone, scritto nel 54 a.C. e citato da Sgalambro in De Mundo Pessimo, p. 75 e più in generale Storia delle religioni. Gnosticismo e Manicheismo, a cura di H.C. Puech, Laterza, Bari, 1977, p. 35.
ancora sull’importanza di Origene
Battiato ripete in moltissime interviste di averne anche esperienza e convincimento personale: vedi ad esempio, Battiato- Pulcini, op. cit., passim e Giulia Santerini, Capital Tribune, 5/11/2004.
Il sufismo e la teoria della reincarnazione
cfr. Battiato, Il silenzio e l’ascolto. Conversazioni con Panikkar, Jodorowsky, Mandel e Rocchi, Roma, 2014, p. 31
Rockerilla, febbraio 2014; cfr. L’essenza della vita, Willigis Jäger (ripreso anche in Battiato, Attraversando il Bardo. Sguardi sull’aldilà, 2014, p. 32) cfr. commento e canzone Vite parallele, «Mi farò strada tra cento miliardi di stelle / la mia anima le attraverserà / e su una di esse vivrà eterna.» dove «stelle» vale, a livello simbolico, per «vite».
vedi anche canzone e commento: Fisiognomica (1988); L’ombra della luce (1999); Caffè de la Paix (1993); Vite parallele (1998); Testamento (2012); Le nostre anime (2015).

Centrale nella canzone che andiamo ad analizzare (in effetti, per il resto, ed a un primo livello, estremamente semplice e comprensibile) è questa breve frase: «Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione».
Questa breve frase contiene, a mio avviso, quelle che sono per Battiato due verità e due evidenze di assoluta rilevanza, la prima di carattere generale, la seconda più specifica.
La prima è che i Vangeli, senza distinzione tra cosiddetti canonici e cosiddetti apocrifi, sono la parola di Cristo; la seconda è che, tra le verità predicate da Cristo, vi è, tra le più assolute e significative, la reincarnazione.
Per comprendere meglio tutto questo possiamo riportare la brevissima risposta di fronte a una domanda lunghissima (che riassume tutte le principali obiezioni sulla storicità di Cristo e si conclude così: «Dobbiamo dunque pensare che Gesù in quanto Messia, non sia mai esistito?»), Battiato replica con assoluta decisione: «E allora tutte le cose che ha detto Cristo, chi le ha dette? Queste storie (scilicet: queste ricostruzioni tendenti a fare di Cristo l’ennesima replica di un dio solare) mi lasciano perplesso e non mi convincono» (Battiato-Bossari 2009, p. 79; cfr. commento a Le nostre anime, 2015).

[…]

abbònati per accedere a questo e agli altri commenti di www.battiatolacura.it