Stranizza d’amuri

Iniziamo col riportare la traduzione in italiano del testo in dialetto siciliano:

Nel vallone di Scammacca (vicino a Catania) / i carrettieri ogni tanto lasciavano i loro bisogni / e i mosconi ci ballavano sopra / andavamo a caccia di lucertole… / (il vagone della) littorina circum-etnea / i saggi ginnici, il Nabucco / la scuola sta finendo / Man mano che passano i giorni / questa febbre mi entra dentro le ossa / nonostante che qui fuori c’è la guerra
mi sento stranezza d’amore… l’amore / e quando ti incontro nella (per) strada / mi viene una scossa nel cuore / nonostante qui fuori si muore (‘un amore’ o ‘non muoio’ o ‘non muore’: testo e dizione equivoci) / stranezza d’amore… l’amore.

Il fatto che Stranizza d’amuri sia stata composta nel 1975 potrebbe bastare a rendere arbitraria la scansione dell’opera di Battiato in periodi (leggero, avanguardistico, sperimentale, mistico, sgalambriano) o per generi (pop, classico, operistico, filmico) che pure, nondimeno, hanno un qualche valore ricostruttivo, ma che, alla luce di quanto diremo anche qui, valgono solo a fini pratici e mnemonici.
Battiato in diverse interviste afferma di essere stato sempre lo stesso, per l’esattezza se stesso, a parte l’appannamento fine anni Sessanta (cfr. Battiato-Pulcini, Tecnica mista su tappeto, EDT, Torino, 1922, p.11); ed è in coerenza a tutto questo che afferma: «Sin da quando ero piccolo il mio rapporto con l’esistenza è sempre stato metafisico. Un senso che continuo ancora a trascinarmi dietro e che ringrazio di avere» (L’Eco di Bergamo, 1/7/2004); oppure: «La piccola urgenza di raccontare storie che riguardano più il metafisico che il reale è un’esigenza che sento da quando avevo tre anni» (Musica, 1/5/2003).
In questo senso vorrei subito osservare che, in effetti, questa canzone di Battiato appare al centro del cosiddetto periodo avanguardistico ma poi ricompare, oltre che nell’album L’era del cinghiale bianco del 1979, quello della cosiddetta svolta pop, molto spesso nel suo repertorio live successivo.
Ma non è tutto, perché va anche ricordato che Battiato, a inizio carriera, fine anni Sessanta, dunque nel suo cosiddetto periodo leggero, si esibisce nei cabaret milanesi e qui propone un presunto repertorio tradizionale dell’isola: in realtà, afferma Battiato «spacciavo come ‘canti tradizionali’… canzoni scritte da me». Alla luce di questa dichiarazione si potrebbe pensare che Stranizza d’amuri, o una sua proto-versione, facesse parte di questo primo inedito e sconosciuto repertorio isolano di Battiato.
Vi è poi un altro motivo per credere che questa canzone sia non solo autobiografica (una delle poche!) ma anche una di quelle che si legano addirittura all’adolescenza isolana di Battiato e di qui il fatto che sia scritta, cantata e pensata in dialetto (il tratto autobiografico emerge dalle interviste in calce e dalla canzone Il mito dell’amore).
Per proseguire su questa strada diviene però necessario aprire un’apparente digressione e riflettere un attimo sull’uso in Battiato del dialetto, un uso decisamente parco se le canzoni in siciliano del suo canzoniere sono solo quattro.
Afferma Battiato rispondendo alla domanda sul perché abbia usato, ad esempio in Un cammino interminabile (2001), il dialetto siciliano:

Per me l’uso dialettale è bellissimo, mi piace molto, l’importante è che non sia un fattore usato per esibizionismo, come fanno alcuni politici e anche letterati. Questa canzone si farà apprezzare al di là dell’uso del dialetto, perché se è vero che non tutti capiscono il siciliano, è altrettanto vero che la musica va oltre l’aspetto dei testi. È importante che ognuno interpreti a suo gusto un verso o una canzone. Apprezzo quello che dice Sgalambro al proposito, quando asserisce che il dialetto è un duro linguaggio della necessità, è il momento animale della lingua, il desiderio di animalità. Chi parla di musicalità del dialetto non sa di che cosa parla: se la lingua è storica e culturale, il dialetto è cosmico. Chi muore, muore in dialetto!

Dato ciò, tornando ora al testo della canzone e pure dopo averla corredata di un’incerta traduzione, voglio dire che, a prima lettura, restano aperte molte domande: quale «guerra»? contro quale nemico? un amore così sconvolgente e totalizzante nasce da un’esperienza diretta di Battiato? o è il risultato di uno di quelli che Battiato chiama «trucchetti di sostituzione»?
Non credo di avere delle risposte ultimative da proporre ma ricordo un’affermazione fondamentale, che Battiato non ama «la consequenzialità pedissequa» (intervista a V. Cappelli, Corriere della Sera, 8/5/2003). Nondimeno credo che una traccia di comprensione possa venire, oltre che da quanto finora detto, da alcune risposte di due interviste di Battiato (riportate in calce) … ma specialmente si ricordi che, se «chi muore… muore in dialetto», questa massima vale anche se… si muore d’amore! Stranizza d’amuri!

«Il mito dell’amore vive / si nutre di fantasia / quando t’innamori è tutto bello / anche come ti ossessionano i pensieri / nell’attrazione bisogno di unità / echi di mantra nel suono del suo nome. / Un giorno da ragazzi / camminavamo sul lungomare / mi disse ‘Sanno già di noi, / vieni a casa ti presento ai miei’ / mi tocchi il cuore e la libertà / ma solo l’idea mi fa sentire prigioniero. / Nei valori tradizionali / il senso di una via / primordiali movimenti interni a un’emozione / amore mio / resisterai a un altro addio. / Il mito dell’amore muore / senza tante cortesie / ti accorgi che è finita / da come cadi nell’insofferenza / ciò che ti unisce ti dividerà / nei miei ricordi la Quarta Sinfonia di Brahms.»
(Il mito dell’amore, Fisiognomica, 1988)

Iniziamo col riportare la traduzione in italiano del testo in dialetto siciliano:

Nel vallone di Scammacca (vicino a Catania) / i carrettieri ogni tanto lasciavano i loro bisogni / e i mosconi ci ballavano sopra / andavamo a caccia di lucertole… / (il vagone della) littorina circum-etnea / i saggi ginnici, il Nabucco / la scuola sta finendo / Man mano che passano i giorni / questa febbre mi entra dentro le ossa / nonostante che qui fuori c’è la guerra
mi sento stranezza d’amore… l’amore / e quando ti incontro nella (per) strada / mi viene una scossa nel cuore / nonostante qui fuori si muore (‘un amore’ o ‘non muoio’ o ‘non muore’: testo e dizione equivoci) / stranezza d’amore… l’amore.

Il fatto che Stranizza d’amuri sia stata composta nel 1975 potrebbe bastare a rendere arbitraria la scansione dell’opera di Battiato in periodi (leggero, avanguardistico, sperimentale, mistico, sgalambriano) o per generi (pop, classico, operistico, filmico) che pure, nondimeno, hanno un qualche valore ricostruttivo, ma che, alla luce di quanto diremo anche qui, valgono solo a fini pratici e mnemonici.

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