Magic shop

In questa canzone troviamo un elenco davvero suggestivo di quelle che sono per Battiato le vere cose sacre. E troviamo poi, oltre ad alcuni banali luoghi comuni e modi di dire volgarmente correnti, alcuni esempi di falsa sacralità. Quelli che nel Vangelo sono chiamati «i mercanti del tempio» (cfr. in particolare Vangelo di Giovanni 2, 14-16, ma anche Matteo 23, 16: «Guai a voi guide cieche!»).
In questa canzone, dunque, sono presenti diversi esempi di varia prostituzione e mercimonio ed è significativo che la parola chiave, reiterata, sia «vende». A ciò segue una feroce precisazione, ovvero che c’è chi vende corpi, più o meno «astrali», e chi vende anime e parole; insomma semplificando, questa canzone è dedicata a mercanti cosiddetti materiali e a mercanti cosiddetti spirituali, ovvero è dedicata a puttane e giornalisti, immancabilmente però, questi ultimi, «lucidi e geniali» (potremmo definirli, per riprendere una polemica pretestuosa per la quale Battiato fu dimissionato da assessore regionale siciliano, puttane e puttani da parlamento?). Naturalmente qui, quel che vi è davvero di lucido e geniale è il sarcasmo di Battiato che non ha perso di forza dopo più di 35 anni dalla data di composizione.

Magic shop è così un brano di sferzante ironia contro la commercializzazione delle religioni e degli oggetti sacri, e anche contro la cosiddetta New Age e il falso spiritualismo religioso contemporaneo. Questa canzone è, in effetti, caratterizzata da un tono grottesco (e ironico) che è abbastanza raro nella complessiva carriera artistica di Battiato e che risulta invece tipico della stagione che possiamo chiamare il suo periodo etico ludico, ovvero il periodo artistico di Battiato che va (all’incirca) da L’Era del cinghiale bianco a Mondi lontanissimi e Genesi, ovvero dal 1979 al 1985-1987.
Più esplicitamente, al di là delle categorie e delle definizioni, la mia tesi è che, in questi anni, dal 1979 al 1985-1987, la tecnica artistica che il cantautore siciliano utilizza sia prevalentemente caratterizzata da due aspetti. Da un lato è vero che Battiato usa la tecnica, il gioco, del collage, ovvero la giustapposizione di frasi senza coordinamento sintattico, come nel caso di Magic shop. Dall’altro va poi rilevato che questa sua scelta stilistica e compositiva non è fine a se stessa ma veicola, in effetti, un preciso atteggiamento etico. Ne viene così una lista precisa di alleati e di nemici: una scelta etica è, infatti, sempre una precisa scelta di campo e di valori.
A conferma possiamo ricordare che, in un’altra sua canzone e nelle interviste che l’hanno accompagnata, Battiato afferma che «la famiglia è in crisi per mancanza di padri» e che questa «mancanza di padri» è un simbolo per dire una mancanza (di trasmissione) di valori, ovvero che la nostra società occidentale è in crisi per una mancanza di etica.
È alla luce di tutto questo, dunque, che ho iniziato questo commento evidenziando nemici e amici, avversari e alleati di Battiato. Tra questi ultimi, pur senza voler fare un elenco completo, vorrei in primo luogo segnalare Buddha perché Battiato ci ricorda che il «buddismo è la religione pacificatrice per eccellenza». Vanno poi segnalate le «Piramidi d’Egitto» (che definisce ironicamente «carine»), proposte come simbolo della grande scuola mistica dell’Antico Egitto, quella che Battiato, in un disco di poco precedente chiamava, con Gurdjieff, «L’Egitto prima delle Sabbie»: quella dell’Egitto infatti, secondo Battiato, «è stata la scuola iniziatica per eccellenza, la più grande, la magnifica»: (cfr. Battiato-Pulcini, op. cit., pp. 97 e 67). Poi i «Lama tibetani» (qui l’ironia colpisce con «naifs»), quelli che René Guénon definiva i «grandi Lama tibetani» (a pagina 158 del suo Simboli della Scienza Sacra, un libro capitale, come vedremo, per Battiato e per la nostra ricerca). Poi il «Vangelo», preso non come simbolo di un’ortodossia (cristiana) ma dell’unità esoterica delle Sacre Scritture di tutte le religioni tradizionali, seguendo così qui (e non sarà certo l’ultima volta) l’esempio di quello che è correttamente definito da Battiato «l’esoterismo di René Guénon».
Torneremo più avanti su Guénon con un approfondimento su di lui e con alcune citazioni da suoi libri certamente letti da Battiato.

Necessario qui però precisare che questo afflato interreligioso non è affatto New Age. Battiato infatti dichiarerà più volte durante questi 35 anni che «non sono mai stato New Age» (vedi intervista in calce) e in particolare di essere contro ogni forma di novismo; emblematico di tutto questo allora il fatto che abbia intitolato la propria Messa, la propria personale liturgia, proprio al contrario, Messa Arcaica. Significativo così anche il fatto che, nello stesso album del 1979 in cui si trova Magic shop, Battiato canti in latino, la lingua arcaica per eccellenza nel mondo occidentale, una canzone intitolata Pasqua Etiope, una vera chiave di lettura a contrario di Magic shop, anche per le evidenti connessioni con Guénon. Per Guénon esistono infatti due Etiopie, una contemporanea e una arcaica, tradizionale e atlantidea (cfr. Guénon, 1975, p. 12; e di Battiato ancora un solo verso, del 1988, su cui torniamo in una citazione nell’analisi a Stranizza d’amuri: «Nei valori tradizionali il senso di una via / primordiali movimenti interni a un’emozione»).
Già comunque chiarissimo il senso complessivo di Magic shop che può essere definita, nel suo insieme e in primo luogo, un attacco contro il perbenismo e l’ipocrisia della società contemporanea e, in particolare, contro alcune forme mercantili di falsa coscienza ideologica e religiosa; e poi, implicitamente ed esotericamente, la proposta di una diversa e più autentica religiosità (non chiesasticamente definita e non dogmaticamente precisata).
A ulteriore conferma di tutto questo possiamo osservare che il tema dell’ipocrisia di alcune manifestazioni religiose, e della conseguente necessità della riscoperta di una più autentica fede, tornerà più volte nell’opera di Battiato. Ricordo, ad esempio, la quasi contemporanea Scalo a Grado del 1983 nella quale si parla di gente che assiste alla Messa (di Pasqua! e torna il latino! e torna il Requiem!) «fintamente assorta», e poi, e con un tono decisamente più drammatico, un verso nel quale si dipingono «i demoni feroci della guerra che fingono di pregare» (da Come un cammello in una grondaia del 1991); da notare che il verso è, contingentemente, dedicato al dittatore arabo Saddam Hussein ma ha un valore assolutamente universale e senza alcun dubbio Battiato lo estenderebbe anche, ed è un altro esempio coerente con il nostro ragionamento complessivo, al presidente americano George Bush da lui definito «delinquente ipocrita bugiardo» (si veda in particolare Ermeneutica del 2004 a lui esplicitamente dedicata).
Insomma tra gli avversari e nemici di Battiato un posto di prima fila lo hanno comunque i dittatori e gli uomini politici che, da Oriente a Occidente, ipocritamente si ammantano di valori religiosi (si vedano ad esempio e a conferma le interviste con Red Ronnie, TV Sorrisi e canzoni, 1991 e Paola Zanuttini, Venerdì di Repubblica, 2004).
Se non ci sono dubbi pertanto sul senso unitario e complessivo della canzone, evidenziato anche dal titolo che potrebbe essere parafrasato e tradotto con un ambiguo Negozio Spirituale (dove la parola negozio significa anche, ovviamente, commercio), è vero però che essa, procedendo per blocchi logici caratterizzati da frasi spesso ellittiche di senso compiuto, giustapposti più che coordinati logicamente e sintatticamente, presenta alcuni riferimenti che chiedono di essere ulteriormente spiegati o meritano di essere approfonditi analiticamente.
È quello che dunque faremo di seguito mentre su Guénon e la sua influenza su alcune canzoni di Battiato, come già detto, torneremo più avanti, cercando anche di collocare questa canzone nel percorso spirituale di Battiato.
La frase «C’è chi parte con un raga della sera / e finisce per cantare ‘La Paloma’» viene così contestualizzata da Battiato:

Mi sento legato alla tradizione del cantante di raga (forma di canto tradizionale indiano), anche se poi non abbiamo niente in comune se non l’atteggiamento, la posizione, la disposizione a cantare in un certo modo, mettendosi in uno stato d’animo particolare per affrontare il canto… d’altra parte sono un cantautore tradizionale e mi piace molto la definizione di ‘cantante arcaico’.

In altra sede gli viene chiesto: «Lei si definisce: musicista modale. Che significa?». Risponde Battiato:

Nella cultura indiana indica il modo e l’atteggiamento nel quale ci si deve disporre per cantare un raga. Il raga è la base delle composizioni-improvvisazioni della musica indù. Ne esistono centinaia, e ciascun raga suggerisce le note adatte per esprimere differenti stati d’animo: preghiera, gratitudine, e così via. Musicista modale significa snodare una melodia attorno a uno schema base del raga.

Ancora possiamo precisare che La Paloma è una canzone traditional del messicano Tomas Mendes, riproposta, tra gli altri da Sebastian Yradier e Caetano Veloso, e che dunque la polemica qui non riguarda l’oggetto in sé (la canzone, o come vedremo di seguito, Amanda Lear) ma la mancanza di serietà e di costanza nelle proprie scelte etiche e artistiche. Per il riferimento ad Amanda Lear è utile, e forse anche divertente, riportare uno stralcio di un’intervista del 2002 fatta proprio da Amanda a Battiato e reperibile integralmente in rete:

Lear: Buonasera Franco.
Battiato: Buonasera a te.
L: È contento di vedermi?
B: Yes baby, te l’ho già detto!
L: Allora: io subito ti volevo… volevo chiarire una cosa, perché, anni e anni fa, Franco hai… nel ’79 credo, hai scritto una canzone che si chiamava ‘Magic shop’. In questa canzone c’è una frase che dice… leggo: E giorni di digiuno e di silenzio per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear. Sono lusingata perché m’hai messa, m’hai infilata, in una canzone. Ma che cosa vuol dire? Me lo spieghi?
B: Diciamo che, a quel tempo, non eri proprio una suora. Ecco… e rappresentavi per così dire il…
L: Il peccato? Più o meno?
B: Diciamo il profano e, all’epoca e che continua ancora oggi, quel brutto vizietto di far cantare nelle chiese, con modelli che appartengono a una certa musica leggera. Quindi la liturgia viene, come dire, insomma un po’ devastata.
L: Ah sì, quindi il mescolare il sacro e il profano.
B: Esattamente.

Accanto a questo tratto essoterico, cioè di prima lettura, ben illustrato nell’intervista appena riportata e in altre simili, ve ne è però un secondo più nascosto ed esoterico che, superato il contingente riferimento ad Amanda Lear, richiama seriamente una polemica, tipica di Battiato ma presente anche in Guénon, contro i falsi riti religiosi.
Ne viene quindi la necessità, come fa prima di Battiato anche Guénon, di insistere sulla «purezza con cui vanno eseguiti i riti» e che in tale sfera non può esserci posto «per la fantasia o l’arbitrio, e ciò è vero sia per i riti di ordine exoterico, sia per i riti iniziatici… quanto per tutti i riti religiosi» (cfr. voce «Rito» in Dizionario Guénoniano, pp. 353-354). Si veda però, per venire a tempi più recenti, anche la canzone del 2007 Stati di gioia dove si parla, esemplificando in forma quasi autobiografica, di «riti di purificazione»:

Le azioni del mondo non influenzano il Sole / e i nemici è sicuro sono dentro di noi / come è possibile restare ciechi per così lungo tempo / mi trovavo a lottare contro i miei fantasmi / spostandomi in avanti per quanto lo permette la catena / scopersi per caso lo stato che ascende alla gioia… riti di purificazione dentro stati di gioia.

Importante allora riportare la definizione di rito proposta da Guénon:

i riti hanno sempre lo scopo di mettere l’essere umano in relazione… con qualcosa che trascende la sua individualità ed appartiene ad altri stati di esistenza.

Infine da ricordare, per illustrare ancora l’amore di Battiato per una lettura tradizionale dei riti, la sua intensa, e significativa fin dal titolo, Messa Arcaica e da qui l’autodefinizione, precedentemente già ricordata, di «cantautore arcaico» e, per inciso, ricordiamo che Voglio vederti danzare del 1982 è sostanzialmente una riflessione sui riti dei sufi e dei derviches tourners. Il tema del sufismo, data l’importanza che ricopre per Battiato, viene ripreso e approfondito più volte in questo volume.

Il richiamo all’Età dell’Oro è un richiamo che può essere generico (o letterario: Esiodo, Ovidio, Virgilio, ecc.) ma che assume un ruolo particolare all’interno dell’opera di René Guénon che è, lo approfondiremo, il nume tutelare (o, meglio, uno dei punti di riferimento forti) del disco del 1979 e uno dei sottofondi culturali dell’intera opera di Battiato.
Importante ora contestualizzare Magic shop nel disco che la ospita, L’era del cinghiale bianco, ma è necessario anche fare cenno al ritornello della canzone omonima che dice «spero che ritorni presto l’era del cinghiale bianco».
Questa frase equivale, infatti, semplificando, ad auspicare il ritorno di un’Età dell’Oro contrapposta alla miseria attuale… ma a sua volta Guénon rinvia, oltre che ai Celti, alla teoria induista delle varie ere (yuga) di cui l’ultima (Kali-yuga) viene chiamata anche, per contrasto all’Età dell’Oro, Età del Ferro. Se l’Età dell’Oro era caratterizzata da un altissimo grado di saggezza e di vicinanza con la divinità, noi ora viviamo un Kali-yuga che ha le caratteristiche opposte. Allora ciò che Battiato ci augura (in Magic shop implicitamente e in L’era del cinghiale bianco esplicitamente) è che il «mondo ritorni a quote più normali», più vicine all’Equilibrio Tradizionale tipico proprio dell’Età dell’Oro.
Scrive René Guénon in proposito:

La dottrina indù insegna che la durata di un ciclo dell’umanità terrestre, al quale essa impone il nome di manvantara, si divide in quattro età, che segnano altrettante fasi di un oscuramento progressivo della spiritualità primordiale. Si tratta degli stessi periodi che, da parte loro, le tradizioni dell’antichità occidentale designarono come le Età dell’Oro, dell’Argento, del Bronzo e del Ferro. Noi ci troviamo presentemente nella quarta età, nel kali-yuga o ‘età oscura’, e noi vi siamo, si dice, già da più di seimila anni, cioè da una data certamente anteriore a tutte quelle conosciute dalla storia ‘classica’. A partire da allora, verità già accessibili a tutti sono divenute sempre più nascoste e difficili da raggiungere. Coloro che le possiedono sono sempre meno numerosi e se il tesoro della saggezza ‘non umana’, anteriore a ogni età, non può mai perdersi, esso si avvolge tuttavia di veli sempre più impenetrabili, che lo nascondono agli sguardi e sotto i quali è estremamente difficile scoprirlo. È per questo che, sotto simboli diversi, dappertutto si è parlato di qualcosa che si è perduto, almeno in apparenza e per il mondo esteriore, e che va ritrovato da coloro che aspirano alla conoscenza vera; ma è stato anche detto che quel che è divenuto così nascosto ridiverrà visibile alla fine di questo ciclo: fine che, in virtù della continuità che collega insieme tutte le cose, sarà in pari tempo il principio di un ciclo nuovo.

Da rilevare che la canzone di Battiato dove si auspica, ancora in coerenza con tutto questo, che il «mondo ritorni a quote più normali» è Povera patria del 1991; la locuzione rimanda però, anche e ancora una volta, a Guénon (si veda, a titolo di mero esempio di un leitmotiv costante e replicato, la pagina 57 dell’opera citata, dove si dice: «se l’Occidente ritornasse a uno stato più normale…»). Infine possiamo osservare che il concetto ritorna in Sui giardini della preesistenza del 1993 dove si parla, coerentemente e con forte nostalgia, di «sempre più lontani tempi d’oro». Un verso infine illumina e sintetizza tutto questo: «Il cielo è primordialmente puro ed immutabile mentre le nubi sono temporanee» (da Io chi sono, 2­­­­­­­006).

La polemica esplicita («imbianchino…Le Corbusier») è contro coloro che interpretano il Vangelo (ma più in generale utilizzano la religione) a proprio vantaggio e con interpretazioni sballate e capziose (si vedano anche le interviste prima riportate in calce). Contro coloro che usano cioè la propria astuzia e la propria intelligenza mentendo la Verità ed esclusivamente per un proprio tornaconto. Il richiamo quindi potrebbe essere, polemicamente e genericamente, all’evangelico:

Beati i poveri (di spirito) perché è loro il regno dei cieli. (…)
Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.

Fermo il senso complessivo, credo si profili qui, in filigrana, la distinzione di Guénon, che approfondiremo, tra essoterico ed esoterico, ovvero tra una lettura di primo livello e una lettura più profonda, tra un primo senso e un senso più celato e nascosto, atteggiamento che riguarda certo le Sacre Scritture di tutti popoli ma più in generale quella che Guénon definisce la «Scienza dei Simboli», una tecnica quest’ultima che coinvolge in profondo anche l’arte in generale e quella di Battiato in particolare (cfr. già, di Guénon, Maya in Studi sull’Induismo e L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta).
Per Battiato valga, per ora, una dichiarazione come questa:

La mia ‘Via Lattea’ è piena di simboli esoterici… astronave, viaggio interstellare. Quello di Genesi è un simbolo che descrive un altro genere di viaggio, quello interiore: reale in quanto interiore.

Per la locuzione «corpi astrali» («una signora vende corpi astrali» ovvero esercita la prostituzione) ricordiamo che il termine «astrale» ritorna, almeno, in una canzone del 2004, La porta dello spavento supremo, utilizzato in modo più proprio e significativo:

Quello che c’è, ciò che verrà / ciò che siamo stati e comunque andrà / tutto si dissolverà. / Nell’apparenza e nel reale / nel regno fisico o in quello astrale / tutto si dissolverà.

Nel buddismo il termine astrale richiama in effetti la dimensione ulteriore della vita umana e quindi ciò che è davvero reale (per un approfondimento rimando a uno splendido pezzo contenuto nel libro di Battiato Attraversando il Bardo, del 2014, e intitolato significativamente Viaggio astrale). Infine va ricordato, con il grande studioso ebreo americano Harold Bloom e in una prospettiva interreligiosa ed esoterica, che

il corpo astrale lo possiamo indicare come un Corpo a venire o Corpo di resurrezione. (…) I sufi iranici eccellevano nelle descrizioni delle visioni dell’Uomo di Luce, il Nuovo Corpo o l’Adamo del tuo essere. Questo Corpo di Resurrezione è al tempo stesso, il tuo vero ego o sé, e il tuo alterego o controparte angelica.

Il senso della frase è dunque evidente e polemico contro ogni forma di mercimonio, peggio se spirituale, e simmetricamente nell’auspicio di un retto ed etico agire (sul tema di Adamo, connesso con quello della Caduta e dell’Albero della Conoscenza, o Albero del Bene e del Male, torneremo più avanti con Guénon e con Battiato, autore non a caso di una sua simbolica e originale Genesi).

«Supermercati con reparti sacri che vendono / gli incensi di Dior / rubriche aperte sui peli del Papa»: questi versi sono delle vere e proprie invettive sulla commercializzazione delle religioni e degli oggetti sacri ma va notato che, ultimamente, Battiato non li canta più perché non più immediatamente comprensibili. Dunque va precisato che Christian Dior è un’importante casa di moda francese, mentre il riferimento ai peli del Papa (Wojtyla) allude al dibattito (!?), allora corrente, sull’opportunità (o meno) di pubblicare le foto del papa che faceva il bagno nella sua piscina… e il Papa (un Papa che Battiato ha stimato molto, mentre la stessa sintonia non si è ritrovata con i suoi successori) rispose invitando Battiato a cantare in Vaticano. Tra i motivi della loro vicinanza se ne possono immaginare alcuni: in primo luogo il rispetto di Papa Giovanni Paolo II per la credenza nella reincarnazione in cui ha fede Battiato e poi l’abbraccio, in chiave di riparazione e interreligiosa, con il capo della Comunità Ebraica Romana, il rabbino Elio Toahf, esponente partigiano e democratico dell’ebraismo italiano recentemente scomparso, uno dei grandi interpreti, in effetti, della vera religiosità contemporanea.
I due versi «La Falce non fa più pensare al Grano / il grano invece fa pensare ai soldi» possono avere (almeno) due significati, uno essoterico e uno esoterico. Nella prima prospettiva questi versi ci dicono solo che il denaro è come «un serpente che striscia nelle città d’Occidente» avvelenandole, ne Il serpente (2012), dove Battiato e Sgalambro usano un simbolo antichissimo per rappresentare tout court il Male. Ma quello del potere malefico del denaro è un tema ricorrente sia in Battiato che in Sgalambro, da Bandiera Bianca a Delenda Carthago, da 23 Cromosomi a Inneres Auge, dagli anni Settanta a oggi.
Nella seconda prospettiva è necessario, in forma preliminare e in chiave esoterica, ricordare che il richiamo al Simbolo del Grano è un richiamo fortissimo ed è presente in tutte le religioni agricole caratterizzate da simboli di morte (falce) e rinascita (grano). La troviamo, ad esempio, nel Vangelo:

In verità, in verità io vi dico che se il chicco di grano non muore, non darà frutto, ma se muore produce molto frutto.

Guénon in particolare ricorda «il simbolismo del chicco di grano» (Simboli della Scienza Sacra, p. 179). Non solo, ma va anche precisato che la morte di Cristo (vero chicco di grano sacrificato) avvenne per il tradimento di Giuda vendutosi per 30 denari, ovvero per pochi soldi. Ed ecco la storia che, in filigrana e in forma simbolica ed esoterica, ci viene ricordata attraverso tre simboli capitali quali il Grano, la Falce (ovvero la Morte e il Campo del Sangue), il Denaro (ovvero il Peccato e il Tradimento):

Allora Giuda il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò i trenta denari ai capi dei sacerdoti e degli anziani dicendo: ‘Ho peccato, tradendo il sangue innocente’. Risposero quelli: ‘Che ce ne importa? pensaci tu’. Ed egli, gettati i denari nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccogliendo i denari dissero: ‘Non è permesso riporli nel Tesoro perché sono prezzo di sangue’. E dopo aver deliberato, comprarono con quelli il ‘Capo del Vasaio’ per la sepoltura dei forestieri. Così quel campo fu chiamato sino al dì di oggi ‘Campo del Sangue’.

Siamo giunti così all’esplicito richiamo all’«esoterismo di René Guénon», il quale però ci impegna a una più vasta riflessione di cui daremo qui una traccia sommaria. Utile però (e forse indispensabile) preliminarmente approfondire cosa intenda Guénon per esoterismo anche perché, insieme alla definizione di esoterismo, troviamo una precisa definizione di cosa sia simbolo, un termine fondamentale per comprendere un’arte fortemente simbolica ed esoterica quale quella di Battiato.

La parola ‘esoterismo’ è un comparativo e il suo uso suppone necessariamente l’esistenza correlativa di un ‘exoterismo’; (…) L’exoterismo e l’esoterismo, rilevati non come due dottrine distinte e più o meno opposte, ciò che sarebbe completamente erroneo, ma come le due facce di una sola dottrina, sono esistiti in certe scuole dell’antichità greca; li si ritrova anche molto nettamente nell’Islamismo; ma è differente per le dottrine più orientali. Per queste ultime, si potrebbe solamente parlare di un ‘esoterismo naturale’, che inevitabilmente esiste in ogni dottrina e soprattutto nell’ordine metafisico, dove è necessario sempre riservare un posto all’inesprimibile, che è la cosa più essenziale, poiché le parole e i simboli non hanno altro scopo che aiutare a concepirlo, fornendo quegli ‘appoggi’ per un lavoro strettamente personale. Perciò, la distinzione fra exoterismo ed esoterismo non sarebbe che quella esistente fra la ‘lettera’ e lo ‘spirito’; la si potrebbe anche riferire alla pluralità dei sensi più o meno profondi che presentano i testi tradizionali o, se si preferisce, le Sacre Scritture di tutti i popoli.

Due i risultati di questo capitale intervento che certamente Battiato ha avuto presente. In primo luogo l’esoterismo non è una religione dogmatica ma una vasta prospettiva interreligiosa. In secondo luogo ne viene che, se contingentemente nelle prossime pagine faremo riferimento a Guénon, è solo per cercare di ricostruire il percorso complessivo del cantautore siciliano. Il filone mistico ed esoterico, Battiato, quando lo scopre? È Battiato stesso a rispondere raccontando la propria esperienza a New York alla fine degli anni Sessanta (vedi intervista a La Sicilia) e nel libretto interno dell’album Click, 1974 (vedi sotto).
La situazione comunque è ben descritta in No U Turn del 1974 che è, ufficialmente, l’ultima canzone di Battiato prima di L’era del cinghiale bianco e, in qualche modo, la premessa logico-esistenziale alla successiva rinascita spirituale in cui, oltre i nomi finora citati, un ruolo decisivo lo ricoprono, oltre i sufi e i mistici indiani, Guénon e Gurdjieff. Il concetto torna, ad esempio, in L’era del cinghiale bianco dove si parla di «ombra della mia identità» o in Segnali di vita dove troviamo un più esplicito «falsa personalità». Più volte, e implicitamente anche nel suo film Perduto amor, Battiato precisa però che fu la meditazione a strapparlo a questa spirale negativa.

È vero, allora facevo una musica con un suono distruttivo, esagerato, suicida. Ma c’è un’età in cui si entra come in un buco nero, e si è prigionieri di un ego istintuale, senza la consapevolezza di vivere. Un giorno, dopo uno di questi concerti che finivano con gesti di distruzione, di rabbia, di violenza, io capii che non volevo continuare su quella strada. Sono momenti che ti cambiano. Arrivi dentro un imbuto e hai bisogno di qualcosa che ti risolva la vita. Cerchi un’uscita terapeutica, senti il bisogno di cancellare il negativo.

Fu così che Battiato cominciò a cercare una sua strada, artistica ma anche esistenziale, compiendo quello che sarebbe stato il primo passo di una lunga ricerca interiore, tra misticismo e spiritualità.

Non conoscendo la tecnica della meditazione, mi buttavo per terra e chiudevo gli occhi, come un selvaggio… Cominciai la risalita… Sì, la risalita: l’eliminazione di quei difetti che ti impediscono di vedere come sei. Lavorare per raggiungere quella chiarezza mentale che ti fa capire quanto puoi essere miserabile.

E delle tappe di questo percorso sincretico, più volte accennate, facciamo qui un provvisorio riepilogo: per primi i mistici indiani, Yogananda, Aurobindo «e ne nacque, nel ’73, Sulle corde di Aries, un viaggio iniziatico in forma di disco». Poi ci fu l’esoterismo: Guénon e i sufi e il sistema di Gurdjieff… e poi il buddismo e i «grandi lama tibetani»… ma anche maestri occidentali come Santa Teresa D’Avila, Giovanni della Croce e poi tutti i padri del deserto, Sant’Agostino… queste presenze si esplicitano lentamente divenendo palesi dalla svolta mistica alla fine degli anni Ottanta fino ai tempi più recenti perché la prospettiva teologico-schopenhaueriana di Sgalambro fa da ingrediente al sincretismo mistico-spirituale di Battiato senza modificarne davvero l’impianto complessivo che speriamo di avere illustrato nei suoi tratti più significativi. Dato questo va segnalato però che forse anche quest’apertura, così tipica di Battiato, ai molteplici linguaggi della Tradizione e della Spiritualità è anch’essa la rielaborazione della lezione di Guénon:

le vie verso Dio sono altrettanto numerose quante le anime degli uomini… il vero spirito tradizionale, quale che sia la forma da esso rivestita, è in fondo sempre e ovunque lo stesso.

Opportuno poi rilevare che il percorso esistenziale qui descritto viene riproposto più volte nelle canzoni di Battiato in forma diretta o indiretta, come nella celeberrima Lode all’inviolato:

Ne abbiamo attraversate di tempeste / e quante prove antiche e dure / e un aiuto chiaro da un’invisibile carezza di un custode. / Degna è la vita di colui che è sveglio / ma ancor di più di chi diventa saggio / e alla Sua gioia poi si ricongiunge / sia Lode, Lode all’Inviolato. / E quanti personaggi inutili ho indossato / io e la mia persona quanti ne ha subiti / arido è l’inferno / sterile la sua via. / Quanti miracoli, disegni e ispirazioni… / E poi la sofferenza che ti rende cieco / nelle cadute c’è il perché della Sua Assenza / le nuvole non possono annientare il sole / e lo sapeva bene Paganini / che il diavolo è mancino e subdolo e suona il violino

i cui versi hanno forte attinenza con parole e concetti di René Guénon:

Essa permane… incrollabile… nella serena immutabilità dell’eterno presente… attraverso tutte le vicissitudini del mondo esteriore (…) Tutti gli sforzi ostili si infrangeranno alla fine contro la sola forza delle verità, come le nuvole si dissolvono davanti al sole, anche se sono riuscite momentaneamente a nasconderlo al nostro sguardo. L’azione distruggitrice del tempo lascia sopravvivere solo ciò che al tempo è superiore.

Ma anche il termine e il concetto dell’Inviolabile potrebbero avere, tra gli altri, un riferimento a Guénon e alle tradizioni che in lui precipitano. Infatti ne Il Re del Mondo a pagina 79 troviamo questi aggettivi per caratterizzare il «centro supremo nascosto», «il vero Centro del Mondo: imprendibile o inaccessibile e anche inviolabile poiché è il soggiorno della Pace».
In questo senso possiamo ricordare, ancora e sinteticamente, una frase di Fisiognomica che recita «ma se ti senti male rivolgiti al Signore» e che potrebbe rinviare al tema della legge e della sofferenza nell’allontanarsi dalla legge, ovvero a un tema principe de Il Re del Mondo di René Guénon, un libro che Battiato ha certamente letto perché tradotto da Adelphi nel 1977 e da lui citato nella canzone omonima del 1979 e che rimanda alla Kabala ebraica:

‘Se l’uomo pecca e si allontana dalla Shekinah (scilicet: il termine potrebbe essere tradotto come la volontà e la legge di Dio) cade in balia delle potenze… che dipendono dal Rigore’ (…) ma, all’opposto, ‘se l’uomo si avvicina alla Shekinah, si libera’.

E vorrei però far notare che la prospettiva di Battiato, oggi e da dopo la crisi degli anni Settanta non è mai negativa o priva di speranza. Gli viene chiesto da Cesare Romana, sempre attento interprete di Battiato:

C. Romana: Una canzone di Battiato, ‘Il Re del Mondo’, s’ispira a un titolo di René Guénon e parla delle forze oscure che determinano le sorti del nostro pianeta, tenendoci ‘prigioniero il cuore’. Nascono da noi, o ci trascendono?
Battiato: Siamo schiacciati da sotto e da sopra. Siamo sottomessi a miliardi d’influenze, la malvagità che ci attraversa è la somma tra il nostro demone interno e le forze del male che ci sovrastano. Ma io credo che alla fine, a vincere, sarà il bene. Bisognerà che cresca la nostra capacità di cogliere l’assoluto, al di là delle contingenze umane (…) Viviamo in un mondo refrattario alla spiritualità, e del resto la strada verso lo spirito è così impervia… Ma la mia esperienza di musicista mi insegna a non disperare: il pubblico non è omogeneo, non so mai se applaudono la gradevolezza delle mie canzoni o la spiritualità che me le ha ispirate. Ho la sensazione, però, che una parte del mio uditorio percepisca e condivida questa tensione, noto, a volte, un ascolto quasi religioso (…) Anche il cinema mi è servito a questo: immettere spiritualità nella realtà, per superarla (…) c’è, nella gente, un bisogno di spiritualità del quale i più non sono ancora consapevoli. Aspettiamo che venga alla luce.

Alla luce di tutto questo, vorrei dire che in Battiato, dal 1973-1975 ad oggi, non vi è un vero cambiamento contenutistico (al massimo un suo stratificarsi e sommarsi di influenze), quanto dei cambiamenti di ordine formale. Vanno in questo senso queste due dichiarazioni (tra le tantissime coerenti). La prima certifica il senso di canzoni come quella che stiamo analizzando: «Era un periodo (scilicet: il periodo che io definisco etico ludico) in cui mi interessava passare un’informazione e la confondevo con tante altre storie proprio per evitare la spudoratezza del messaggio». La seconda: «Prima io ero uno che buttava lì una cosa e poi faceva finta di smentire, per non smascherare del tutto il percorso. C’era molta ironia. Ora -nel periodo che io definisco mistico, ndr.- non scherzo più, e queste canzoni sono molto serie».
Ma la battuta vale anche per tutto il percorso successivo di Battiato, sempre caratterizzato da un deciso afflato mistico.

Battiato-Pulcini, op. cit., p. 48; ma si veda anche, oltre alla canzone significativamente intitolata Tramonto Occidentale (1983), Venezia Istanbul (1980) dove si afferma esemplificando con assoluta precisione, che «­­­­­­Etica è una vittima incosciente della Storia.»
Messa Arcaica (1993)
Pasqua Etiope (1979)
Scalo a Grado, 1983
Come un cammello in una grondaia, 1991
Ermeneutica, 2004
«C’è chi parte con un raga della sera / e finisce per cantare ‘La Paloma’»
Battiato-Pulcini, op. cit., pp. 130 e 54; il cui significato approfondiremo, più avanti, con Guénon.
E. Parodi, 5/1/1986
«e giorni di digiuno e di silenzio / per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear»
Stati di gioia, 2007
Voglio vederti danzare, 1982
Età dell’Oro
In Guénon, Simboli della Scienza sacra (1962) troviamo il tema del «cinghiale bianco», trad. it. Adelphi, Milano, 1975, pp. 146-151
Povera Patria, 1991
Guénon, La crisi del mondo moderno, Edizioni Mediterranee, Roma, 1972, pp. 25-26.
Povera Patria, 1991
Sui giardini della preesistenza, 1993
Io chi sono, 2­­­­­­­006
«Deduco da una frase del Vangelo / che è meglio un imbianchino di Le Corbusier»
cfr. Vangelo di Matteo 5,3 et 11, 25-27.
Battiato-Pulcini, op. cit., pp. 50, 73 e passim
«una signora vende corpi astrali»
La porta dello spavento supremo, 2004
Visioni profetiche, Harold Bloom, Il Saggiatore, Milano, 1996, p. 130
Il concetto di corpo astrale è al centro della dottrina della Società Teosofica fondata nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky che, nel bene e nel male, ne è stata la maggiore, e forse peggiore, divulgatrice in Occidente.
«Supermercati con reparti sacri che vendono / gli incensi di Dior / rubriche aperte sui peli del Papa»
«La Falce non fa più pensare al Grano / il grano invece fa pensare ai soldi»
cfr. Giovanni, 12, 24
Matteo, 27, 3-8
Tra le opere più importanti di René Guénon (alcune sicuramente lette da Battiato negli anni Settanta/Ottanta o in quegli anni tradotte in italiano): Oriente e Occidente (1924), L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta (1925), Il Re del Mondo (1927), La crisi del Mondo moderno (1927), Simboli della Scienza sacra (1962).
Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, Generalità sul Vedanta
da Magic shop e da Guénon: tracce di un percorso mistico-spirituale
cfr. commento a Breve invito a rinviare il suicidio, 1995
No U Turn, 1974
«Per conoscere me e le mie verità, / io ho combattuto fantasmi di angosce / con perdite d’Io. / Per distruggere vecchie realtà, / ho galleggiato su mari di irrazionalità. / Ho dormito per non morire, / buttando i miei miti di carta su cieli di schizofrenia»
Sebastiano Messina, la Repubblica, 3/4/2005
riepilogo del percorso sincretico di Battiato
Per questo concetto, ricorrente e ripetuto spessissimo da Guénon, si veda ad esempio La crisi del mondo moderno, Ed. Mediterranee, Roma, 1972, p. 52 e Tradizione e tradizioni, Ed. Mediterranee, Roma, 2003, p. 166
Guénon, pagina conclusiva de Lo spirito dell’India in Studi sull’Induismo
«ma se ti senti male rivolgiti al Signore»
Il Re del Mondo, René Guénon, Adelphi, Milano, 1974, p. 31 (cfr. commento a Fisiognomica, 1988)
Cesare Romana, Il Giornale, 16/10/2005
Gino Castaldo, La Repubblica, 1987 e Vincenzo Mollica, Per fare mezzanotte, 1988

In questa canzone troviamo un elenco davvero suggestivo di quelle che sono per Battiato le vere cose sacre. E troviamo poi, oltre ad alcuni banali luoghi comuni e modi di dire volgarmente correnti, alcuni esempi di falsa sacralità. Quelli che nel Vangelo sono chiamati «i mercanti del tempio» (cfr. in particolare Vangelo di Giovanni 2, 14-16, ma anche Matteo 23, 16: «Guai a voi guide cieche!»).
In questa canzone, dunque, sono presenti diversi esempi di varia prostituzione e mercimonio ed è significativo che la parola chiave, reiterata, sia «vende». A ciò segue una feroce precisazione, ovvero che c’è chi vende corpi, più o meno «astrali», e chi vende anime e parole; insomma semplificando, questa canzone è dedicata a mercanti cosiddetti materiali e a mercanti cosiddetti spirituali, ovvero è dedicata a puttane e giornalisti, immancabilmente però, questi ultimi, «lucidi e geniali» (potremmo definirli, per riprendere una polemica pretestuosa per la quale Battiato fu dimissionato da assessore regionale siciliano, puttane e puttani da parlamento?). Naturalmente qui, quel che vi è davvero di lucido e geniale è il sarcasmo di Battiato che non ha perso di forza dopo più di 35 anni dalla data di composizione.

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