L’ombra della luce

Credo che questa canzone sia la vetta della mia produzione. E non media, come l’ascolti è. Faccio un grande sforzo a raccontare cose delle quali di solito non parlo, ma è la mia vita. Non voglio dire di essere sereno, ma ho dedicato il mio tempo alla contemplazione, non potrei scrivere e comporre in uno stato di nevrosi.

Possiamo subito notare che dietro la cristallina purezza e profondità di queste parole si nascondono anni feroci e crudeli di apprendistato spirituale e artistico. Un testo del 1974 può illuminare meglio di altri il punto di inizio di questa ricerca: significativamente in No U Turn, una canzone composta in un momento in cui secondo l’artista siciliano «una forte crisi si era impadronita della mia persona» (cfr. Battiato-Pulcini, op. cit., p. 11 e vedi intervista in calce, Messina, 1989), si afferma:

Per conoscere / me e le mie verità / io ho combattuto / fantasmi di angosce / con perdite d’io. / Per distruggere / vecchie realtà / ho galleggiato / su mari d’irrazionalità. / Ho dormito per non morire / buttando i miei miti di carta / su cieli di schizofrenia.

L’accostamento di questi due brani mostra che mentre No U Turn pone al suo centro lo sforzo di conoscere se stessi e le proprie «verità» ossia il travaglio di qualcosa di non definito, L’ombra della luce presenta invece il risultato di questa ricerca, ossia l’identificazione di una luce la cui forza è tale da rendere pallide ombre non solo il dolore di certe situazioni esistenziali deprimenti e nevrotiche, ma anche la gioia delle esperienze più profonde e appaganti. L’effimero, infatti, qualunque connotazione positiva esso abbia, resta comunque l’«ombra della Luce», ombra evanescente dell’Eterno.
Da notare poi che la tematica della contrapposizione tra luce e tenebre, tra la luce della salvezza e le tenebre del dolore, dell’ignoranza e del peccato, oltre che al centro di L’ombra della luce:

Difendimi dalle forze contrarie / la notte nel sonno quando non sono cosciente / quando il mio percorso si fa incerto … Ricordami come sono infelice / lontano dalle tue leggi

torna anche in Un oceano di silenzio, un testo che Battiato definisce, al pari di L’ombra della luce, una «meditazione» mistica (cfr. Battiato-Pulcini, op. cit., p. 96, Putti, 1991 e Manzoni, 1992); qui, infatti, con splendide immagini, in tutto coerenti con L’ombra della luce e forse persino esplicative, si afferma che:

Un oceano di silenzio scorre lento / senza centro né principio / cosa avrei visto del mondo / senza questa luce che illumina / i miei pensieri neri

In entrambi i testi, e spesso in tutta l’opera di Battiato, prima e dopo l’incontro con Sgalambro, si nota così una tensione binaria: si contrappongono forze positive a «forze contrarie» e solo questo tu, al quale Battiato si rivolge in una forma che egli definisce «un genere vicino al Salmo» (Battiato-Pulcini, op. cit., p. 2), costituisce la vera difesa rispetto alle energie negative delle forze contrarie. Torneremo in conclusione sul legame profondissimo tra questa canzone e i Salmi biblici ma ora invece chiediamoci chi sia questo tu. La domanda viene rivolta a Battiato in forma diretta da Franco Pulcini nell’intervista in calce e Battiato risponde esplicitando la propria concezione religiosa dell’universo, contro facili fraintendimenti. Opportuno dunque rileggere un altro passo di Un oceano di silenzio dove si rammenta:

quanta pace trova l’anima dentro / scorre lento il tempo di altre leggi / di un’altra dimensione / e scendo dentro un Oceano di Silenzio / sempre in calma

La calma, la quiete, il silenzio, il rispetto delle «Leggi» sono dunque le caratteristiche delle «zone più alte» e dell’esperienza che secondo Battiato possiamo avere di una dimensione più profonda dell’esistenza.
Proseguendo l’analisi della nostra canzone, è ora necessario porre particolare attenzione alla frase «è tempo di lasciare questo ciclo di vite».
Possiamo subito dire che il tema della reincarnazione è centrale nel pensiero religioso e artistico di Battiato e si lega a quanto detto prima, ossia alla necessità per ogni uomo di un percorso di purificazione e perfezionamento. Infatti, secondo Battiato siamo

esseri immortali / caduti nelle tenebre, destinati a errare / nei secoli dei secoli fino a completa guarigione / … siamo angeli caduti in terra dall’eterno, / senza più memoria: per secoli, per secoli / fino a completa guarigione

Questi versi sono tratti dalla canzone intitolata Le sacre sinfonie del tempo, anch’essa del 1991, dove un’altra volta torna, oltre il tema della reincarnazione, il leitmotiv della Luce e dell’eterno suo contrapporsi alle tenebre e all’errore. L’errare, l’allontanarsi dalle norme e dalle Leggi ha tradizionalmente ed anche in Battiato la duplice valenza di colpa e di viaggio di espiazione. Importante anche in questo caso riportare un’intelligente domanda di Pulcini, e la precisa risposta di Battiato:

Pulcini: Nelle ‘Sacre sinfonie del tempo’ si parla di guarigione. Guarigione da che cosa? Dalla catena di reincarnazioni?
Battiato: Sì, e anche da quanto stavamo dicendo. Si guarisce dalla perversione, dal perseverare nell’errore. Le ‘sacre sinfonie del tempo’ aiutano a guarire lo spirito. Per entrare in certe zone bisogna essere puliti, altrimenti non ci si può entrare.

Insomma i versi in questione «Riportami nelle zone più alte / in uno dei tuoi regni di quiete (…) è tempo di lasciare questo ciclo di vite» potrebbero implicare una visione del mondo legata alla teoria buddista-tibetana per la quale la coscienza (il Sé), con la morte, si stacca dal corpo ed entra in uno spazio intermedio chiamato Bardo, per poi passare in un numero infinito, o finito, di altre vite e incarnazioni. Sembrerebbe dunque che solo a chi giunge alla vera vita sia data la possibilità di interrompere il ciclo e fermarsi in uno dei regni di quiete, uno dei molti perché molte (e parallele) possono essere le vite superiori così come le vite terrene (vedi la canzone Vite parallele e anche il nostro commento); Battiato però precisa -nell’incipit della sua Introduzione al Catechismo Buddista- che il buddhismo è una Via verso la liberazione… l’ultimo stadio è quello di colui che ha raggiunto la dignità e attende solo la morte per entrare nell’estinzione assoluta:

esiste il non-nato, il non-originato, il non-creato, il non-composto; se non ci fosse… non ci sarebbe scampo dal mondo del nato, dell’originato, del creato e del composto’.

Tutti questi temi sono stati ripresi da Battiato nel suo volume sopra segnalato e che rimanda, ovviamente, al Libro tibetano dei morti da sempre un viatico della ricerca di Battiato (cfr. Battiato-Pulcini, op. cit., p. 53).
Quanto finora detto ci permette di tornare con maggior profondità al passo de L’ombra della luce, in cui si dice «Ricordami come sono infelice / lontano dalle tue leggi / come non sprecare il tempo che mi rimane». In questo frammento trova piena espressione il tema della sofferenza come alterazione delle leggi e dei codici esistenziali e come necessità di una propria personale conversione. Possiamo notare ancora come questo concetto torni spesso in Battiato e si espliciti e sintetizzi in alcuni versi di Fisiognomica: «Ma se ti senti male rivolgiti al Signore / credimi siamo niente dei miseri ruscelli senza Fonte».
È bene però precisare che questo rivolgersi a un punto più alto come principio di salvezza dal male (il tu che troviamo ne L’ombra della luce) nulla toglie alla responsabilità umana perché il «capire ciò che è giusto» (Fisiognomica, 1988), il travaglio verso la Luce e la Verità, l’«emanciparsi dall’incubo delle passioni», «l’essere un’immagine divina di questa realtà» (E ti vengo a cercare, 1988), o, come si dice in questa canzone, la volontà di «non sprecare il tempo che ci rimane», sono tutte scelte e libere determinazioni dell’uomo (cfr. Battiato-Pulcini, op. cit., pp. 157-158). Che nascono e crescono dalla consapevolezza di ciò che al mondo è ombra e ciò che è davvero luce. Questo naturalmente senza nulla togliere alla bellezza del Creato (Il cantico delle creature di San Francesco è un punto di riferimento imprescindibile e forse richiamato anche dalla «pace di certi monasteri») ma non confondendo gradi diversi di luminosità. E questo vale in qualunque prospettiva mistica ci si voglia porre, in una vasta dinamica che mi pare corretto chiamare, riguardo a Battiato, interreligiosa.
A conferma del sincretismo interreligioso di Battiato segnalo un passo dal Vangelo di Tommaso, uno dei cosiddetti Vangeli Gnostici, dove troviamo la parola «quiete» in forte evidenza: «Gesù disse loro: Anche voi, per voi stessi, cercate un posto nella Quiete affinché non diveniate cadaveri e siate mangiati».
Ed è questa la nota esplicativa posta in calce al passo dal curatore, Marcello Craveri, che lo interpreta come un’esortazione del Vivente (cioè di Gesù) perché «i discepoli aspirino a Dio (la Quiete) e non si lascino seppellire dalla materia… Quiete è uno dei termini consueti nella letteratura gnostica per indicare la beatitudine del cielo superiore e addirittura Dio (…) la perfezione divina come immobilità assoluta, inalterabile e imperturbabile (…) Primo motore (…) le anime portano in sé (…) il segno (…) della quiete perfetta a cui aspirano tornare».
Da ricordare ancora che nel Vangelo di Tommaso, spesso ricordato da Battiato, vi sarebbero, secondo alcune traduzioni, diversi passi dove Gesù parla di reincarnazioni; ad esempio «Volete sapere in che modo un uomo si libera dalle morti? Divenendo consapevole di essere già esistito prima di ogni nascita». Fermo tutto questo, un’altra parola-concetto della canzone è leggi. Credo che Battiato qui abbia particolarmente presente il Salmo 119, chiamato il canto della legge del Signore, dove troviamo diversi passi estremamente interessanti.
Se dunque la Bibbia è, evidentemente, uno dei testi di riferimento della «libera religiosità» di Battiato, va precisato che siamo fuori da ogni dogmatismo. La frase-concetto «ciclo di vite» ci porta, infatti, è ormai evidente, in tutt’altra dimensione religiosa e vi torneremo con Battiato ancora più volte.

Battiato-Pulcini, op. cit., p. 166 e cfr. L. Putti, la Repubblica, 7/11/1991, e F. Manzoni, Corriere della Sera, 7/1/1992

No U Turn, 1974

Nel ritornello si ribadisce che esperienze elevatissime quali «le gioie del più profondo affetto o dei più lievi aneliti del cuore», «la pace che ho sentito in certi monasteri» e «la vibrante intesa di tutti i sensi in festa» sono comunque e sempre «solo l’ombra della Luce».
Un oceano di silenzio, 1988
Il «rumore allucinante», i «clamori», la frenesia scomposta di un «sesso meccanico» sono invece alcune delle caratteristiche dell’alienazione della civiltà occidentale: cfr. Clamori (1982), La musica è stanca (1983), Tramonto occidentale (1983), Personal computer (1985), ma, per una canzone più recente, «Stridono le auto come bisonti infuriati, / le strade sono praterie accanto a grattacieli assolati» in Tutto l’universo obbedisce all’amore (2008)
Le sacre sinfonie del tempo, 1991
Battiato-Pulcini, op. cit., p. 95; il nesso qui esplicito con L’ombra della luce è la parola, declinata al plurale, «zone». Cfr. commento a Caffè de la Paix, 1993.
Precisa il lama Gesche Jampa Gelek che «quando avviene la morte clinica, normalmente la coscienza lascia il corpo dopo tre giorni per poi trovarsi nello stadio intermedio, nel Bardo. (…) Il massimo della permanenza qui è di 49 giorni. Per alcuni può durare anche solo un giorno e sono quelli che vanno a cercare un altro tipo di rinascita» (in Battiato, Attraversando il bardo, p. 20)
Udana, VIII, 3
Il nome corretto del Libro tibetano dei morti è Autoliberazione nell’Udire e allude al fatto che si tratta di preghiere che vanno fatte in presenza del cadavere per illuminare e aiutare il morto nel suo percorso ultracorporeo.
cfr. commento a Fisiognomica, 1988
Comunemente detti Apocrifi, sono testi ben conosciuti da Battiato ma frequentati anche da Fabrizio De Andrè che, da vero artista e «quinto» evangelista, ne ricavò lo splendido LP del 1970 significativamente intitolato La Buona Novella (cfr. I Vangeli apocrifi, tr. it. Einaudi, Torino, 1997, pp. 494- 495, 523, 528-529).
«Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione… noi non siamo mai morti, e non siamo mai nati», Testamento, 2012.
Salmo 119
Parafrasando anche «Beati… fedeli al regno che era nei Cieli» che troviamo in Sui Giardini della Preesistenza, 1993

Credo che questa canzone sia la vetta della mia produzione. E non media, come l’ascolti è. Faccio un grande sforzo a raccontare cose delle quali di solito non parlo, ma è la mia vita. Non voglio dire di essere sereno, ma ho dedicato il mio tempo alla contemplazione, non potrei scrivere e comporre in uno stato di nevrosi.
Possiamo subito notare che dietro la cristallina purezza e profondità di queste parole si nascondono anni feroci e crudeli di apprendistato spirituale e artistico. Un testo del 1974 può illuminare meglio di altri il punto di inizio di questa ricerca: significativamente in No U Turn, una canzone composta in un momento in cui secondo l’artista siciliano «una forte crisi si era impadronita della mia persona» (cfr. Battiato-Pulcini, op. cit., p. 11 e vedi intervista in calce, Messina, 1989), si afferma:

[…]

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2 Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti

5 Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.

8 Voglio osservare le tue leggi, non abbandonarmi mai.



14 Nel seguire le tue leggi è la mia gioia più che in ogni altro bene



29 Tieni lontana da me la via della menzogna

33 Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine.


49 Ricòrdati della parola data al tuo servo

55 Nella notte ricordo il tuo nome, Signore, e osservo la tua legge.

Ricordami, come sono infelice / lontano dalle tue leggi

quando il mio percorso si fa incerto


Ricordami, come sono infelice / lontano dalle tue leggi / E non abbandonarmi mai… / Non mi abbandonare mai!

Perché la pace che ho sentito in certi monasteri, o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa sono solo l’ombra della luce

Difendimi dalle forze contrarie


Ricordami, come sono infelice lontano dalle tue leggi; come non sprecare il tempo che mi rimane.

Ricordami


Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi /
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente

84 Quanti saranno i giorni del tuo servo? Quando terrai il giudizio contro i miei persecutori?

92 Se la tua legge non fosse la mia felicità, di certo sarei perito nella mia miseria.

105 Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.


115 Allontanatevi da me, o malvagi

116 Sostienimi secondo la tua promessa e avrò vita

121 Ho agito secondo giudizio e giustizia; non abbandonarmi ai miei oppressori.

130 La tua parola nel rivelarsi porta luce



143 Angoscia e affanno mi hanno colto, ma le tue leggi sono la mia felicità

150 Si avvicinano quelli che vanno dietro all’infamia: essi sono lontani dalla tua legge.

Riportami nelle zone più alte in uno dei tuoi regni di quiete: è tempo di lasciare questo ciclo di vite.

Ricordami, come sono infelice / lontano dalle tue leggi


Perché le gioie del più profondo affetto o dei più lievi aneliti del cuore / sono solo l’ombra della luce

Difendimi dalle forze contrarie

Riportami nelle zone più alte in uno dei tuoi regni di quiete: è tempo di lasciare questo ciclo di vite.

Ricordami, come sono infelice / lontano dalle tue leggi / Difendimi dalle forze contrarie

Perché la pace che ho sentito in certi monasteri, o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa, sono solo l’ombra della luce

Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi


Difendimi dalle forze contrarie /
lontano dalle tue leggi

Se dunque la Bibbia è, evidentemente, uno dei testi di riferimento della «libera religiosità» di Battiato, va precisato che siamo fuori da ogni dogmatismo. La frase-concetto «ciclo di vite» ci porta, infatti, è ormai evidente, in tutt’altra dimensione religiosa e vi torneremo con Battiato ancora più volte.