Inneres Auge

Marco Travaglio: Che significa «Inneres Auge»?
Battiato: «Occhio interiore». Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice «terzo occhio», ma non mi piace, fa pensare a una specie di Polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia.

Guénon ci dice che il «terzo occhio» è quello che ci dà «il senso dell’eternità». Nel libro di Battiato Attraversando il Bardo. Sguardi sull’Aldilà troviamo scritto: «Il Terzo Occhio è l’occhio della saggezza suprema, della saggezza trascendentale».

Afferma Battiato: «Chi gestisce il potere dovrebbe essere come un amministratore di condominio, e invece si sente e agisce come un padrone. Hanno il servizio d’ordine, e non scendono dalle macchine finché qualcuno non gli apre lo sportello… È surreale. Manlio Sgalambro in Dell’indifferenza in materia di società ha scritto pagine insuperabili sulla politica e su chi ci governa… Sarebbe bello trovare un modo per estromettere dalla vita sociale questi spudorati ladri. La risposta di questa canzone, come metafora, è che si può vivere semplicemente, ed essere felici».
Iniziamo col dire che il riferimento di Battiato a Sgalambro è non solo esatto, ma anche preciso e che la lettura di tale opera, come tutte quelle di Sgalambro, è illuminante sia in assoluto che rispetto a Battiato stesso. Tuttavia l’evidente sua modestia dimentica molti altri riferimenti presenti anche in altre canzoni sue e perfino scritte con Sgalambro.
Di Sgalambro inoltre va tenuta presente una poesia che cita il mito delle «api divoratrici» della quarta Georgica e dove sono aggiunti due versi nell’incipit che dunque diventa: «Un mucchio di cose: accadimenti / fatti discorsi rimuginii di teste dementi / come un branco di lupi…», per poi proseguire identica. Va poi osservato che la frase è stata adattata da Battiato anche in Campi magnetici del 2000 (in L’ignoto) dove, invece, è la fine a cambiare, ed è aggiunto, a chiudere, questo verso: «logoi dagli ultimi duemila anni».
Complessivamente possiamo allora ipotizzare che l’intervento di Battiato espliciti la consueta sinteticità apocalittica di Sgalambro con una serie di riferimenti alle cronache berlusconiane contemporanee sulle quali poco c’è da dire se non applaudire al coraggio e all’ironia del duo. Precisa in questo senso Battiato la genesi remota e contingente della canzone: «Non sopporto i soprusi… il pretesto di Inneres Auge, che ha origini più antiche, è arrivato quest’estate con lo scandalo di Bari, delle prostitute a casa del premier e con la disinformazione di giornali e tiggì che le han gabellate per faccende private».
A parte il riferimento al denaro, che è un tormentone dell’intera produzione di Battiato, ma anche un tema caro a Sgalambro, e poi comune, più significativa invece la frase «la linea orizzontale ci spinge verso la materia / quella verticale verso lo spirito» perché rimanda a un’antropologia, anche cristiana, per cui due sono i peccati dell’uomo, quello di Satana, ovvero il perdersi «orizzontale» nella materia, e quello «verticale», della superbia di Lucifero. Non solo, ma la croce di Cristo sarebbe un punto di equilibrio, faticoso e quasi impossibile, tra queste due, diverse e pure complementari, tensioni. Guénon, una delle letture esoteriche di Battiato se non uno dei suoi maestri, ci parlava in questo senso proprio della Croce di Cristo. È possibile, naturalmente, un’altra lettura con un riferimento al XXVI canto dell’Inferno dove, al modello umano e immanente del viaggio «orizzontale» di Ulisse, si contrappone il modello sovrumano e trascendente del viaggio «verticale» di Dante; il primo (di tradizione classica e scientifica) tende all’allargamento illimitato dei confini del conoscere, il secondo (di tradizione teologica e dunque ebraica, cristiana, mussulmana, induista, ecc.) tende a cogliere il significato universale e spirituale della vita in forma metafisica e trascendentale. Importante anche un passo di Musikanten, il secondo film di Battiato e Sgalambro: «La materia è vibrazione. Le vie della fisica quantistica, del misticismo e di certi allucinogeni si stanno unendo… Dall’infinitamente basso, nel cui campo siamo attratti e che fa sprofondare nella materia e nel dolore, dove sperimentiamo le frequenze della paura e della separazione, all’infinitamente alto, alla gioia assoluta».
Un’ultima precisazione riguardo «das innere Auge» ovvero «lo sguardo interiore»: secondo Battiato, e le tradizioni a cui si richiama, questa maniera di vedere la realtà in una prospettiva più profonda, capace di comprendere cioè il fondamento metafisico della realtà, non è immediata, ma deve essere costruita attraverso una ricerca spirituale, una ricerca interiore nella quale particolare rilievo hanno il fatto di essere in armonia con il creato (San Francesco e il suo Cantico delle Creature insegnano) e l’aiuto che ci possono dare le grandi opere d’arte del passato e, ci permettiamo di aggiungere, del presente.

Battiato: I grandi Sufi, quelli realmente illuminati, sono come San Francesco e pertanto molto vicini alla mistica occidentale. Inoltre, credo che una persona che ricerchi seriamente una via spirituale non possa pensare d’appartenere a una sola parrocchia. Se fa questo sbaglia, perché la Trascendenza non ha bandiere, altrimenti rischiamo di fare nuovamente la guerra degli dei o di tornare al tempo degli Argonauti.

Battiato: Adesso, da 32 anni, mi sostiene questa idea, meditare quando mi risveglio e prima di dormire, ascoltare le cose sottili, quelle che non si vedono in un semplice sguardo.

Ma anche:

Entro nelle antique corti delli antiqui huomini – non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.

A proposito dell’armonia col creato riportiamo uno stralcio dell’intervista di Gino Castaldi a Battiato:

Castaldi: Inneres Auge è un pezzo insolito, inizia con una violenta requisitoria e poi scivola su temi altissimi…
Battiato: È che non me la sentivo di fare una denuncia e basta, perché è vero che quando mi ritiro nella mia camera tutto finisce, come dire: fatemi sentire la musica che mi piace, del resto molti artisti hanno utilizzato questa modalità, risolvere ammirando la bellezza del creato.

Fatto questo riferimento al Creato e al modo di scrivere di Battiato e di Sgalambro, capace di mischiare cronaca quotidiana e tensioni spirituali, santi e puttane (o «puttani» e sante, che il disprezzo è per Berlusconi, e non per le ragazze, come sapeva Cristo con la Maddalena) può essere utile un’ultima citazione di Sgalambro in grado di congedarci da Inneres Auge, e che mostra una sintonia profonda dei due amici: «Comunicare prende esempio dal branco, dal rapido segno che si scambiano i lupi, dal ronzio delle mosche… comunicare è da insetti, solo esprimere ci riguarda» e si veda La polvere del branco a firma comune: «Ci crediamo liberi, ma siamo prigionieri che remano su navi inesistenti / si solleva la polvere del branco accanita e misteriosa. / Ci crediamo liberi, ma siamo schiavi, milioni di milioni di ombre sperdute, / rumorosi andiamo per le strade alzando solo polvere»).

Giulia Santerini: Altra canzone del tuo disco: Le aquile non volano a stormi. L’aquila sei tu?
Battiato: Quello senz’altro.
Giulia Santerini: Cosa vuol dire essere un’aquila, come ci si sente?
Battiato: Vuol dire non amare il branco.
Giulia Santerini: Ma il branco non ha niente di buono? È sempre per forza “massa”? Battiato: Sempre, è inevitabile. Quando tu ti vesti perché un altro si veste in quel modo lì e un altro ancora, hai già chiuso con la tua idea delle cose.
Giulia Santerini: Ma la solidarietà? Il passarsi le emozioni? L’essere insieme?
Battiato: Ma quali emozioni?! L’emozione è una cosa privata, non può essere pubblica. Quando noi due guardiamo insieme un orizzonte e diciamo “Oh, guarda che bellissimo tramonto!”, hai già perso l’occasione. Oppure al cinema parli? Tu pensa a tutti quelli che vanno a vedere le partite: un’ora e mezzo di tamburi, urla, canti! Ma un minuto zitti a guardare uno che sta facendo una cosa? Non ti va di stare zitto un secondo? Vanno lì per altri motivi.

Alla domanda «Cosa la incuriosisce dell’universo giovanile, oggi?» Battiato risponde:

Non sono per le categorie, non mi interessano i giovani in quanto tali. Piuttosto ho bisogno di sentire la razza umana. Del resto, uno può avere quindici anni ed essere più vecchio di uno di settanta. Allora, chi può essere considerato giovane? Non potete pensare di essere un branco, ognuno vive con valori diversi. Io rispetto tutti, sono lontano anni luce dall’essere moralista. Ognuno ha la sua verità, io seguo la mia.

Il Fatto Quotidiano, 30/10/2009
cfr. Il Re del Mondo, pp. 48-49, 76 e passim; Simboli della scienza sacra, pp. 119, 252, 383 e specialmente il capitolo intitolato significativamente “L’Occhio che vede tutto”; e si legga anche, in Studi sull’Induismo, il capitolo “Kundalini Yoga”
Attraversando il Bardo. Sguardi sull’Aldilà, p. 41
«E in ogni caso la ricchezza materiale, per definizione, non può che essere particolare mentre… quella spirituale è universale». (De mundo pessimo, p. 126)
Donatella Bogo, Sette, n° 27, 6/7/2012
la mamma di Inneres Auge è allora, per semplificazione, Povera patria del 1991; per le canzoni con Sgalambro il riferimento è ad Ermeneutica del 2004; cfr. nostri commenti.
testo del 2002 che diede a Silvia Batisti, la quale lo inserì nella raccolta Opus postumissimum
da notare che Battiato riprende una terza volta il testo in Joe Patti’s experimental group del 2014 riportandolo, per brevità, alla poesia originaria di Sgalambro contenuta poi anche nella ristampa di Bompiani Marcisce anche il pensiero
Il Fatto Quotidiano, 30/10/2009
ad esempio ricordiamo, tra le tante canzoni e in ordine meramente cronologico: Bandiera bianca, Bist du bei mir, Il serpente, e cfr. anche di Sgalambro il passo: «L’Inflationserlebnis che caccia nelle mani dell’individuo, in un gesto solo, miliardi di marchi, lasciandolo più miserabile di prima, dimostra punto per punto la tesi centrale della Philosophie des Geldes: il ruolo relativistico del denaro nella Geldkultur. Ma, nello stesso tempo, che esso è allucinazione collettiva» (La morte del sole, pp. 75-76, 83, 96, 209)
René Guénon ad esempio parla di «luciferismo» e di «satanismo» e dice che «il satanismo è il rovesciamento dei rapporti normali» (Autorità spirituale e potere temporale, p. 55)
per un primo approfondimento di questa tematica rimandiamo al suo volume intitolato significativamente Il simbolismo della croce.
Battiato, In fondo sono contento di avere fatto la mia conoscenza, p. 42
Rosario Pantaleo, L’isola che non c’era, ottobre 1998
El Norte de Castilla, 5/5/2002
Niccolò Machiavelli, Lettera a Francesco Vettori
Gino Castaldi, la Repubblica, 13/11/2009
cfr. Del delitto, pp. 98-99
La polvere del branco (2012)
Giulia Santerini, “L’aquila e il branco”, Capital Tribune, 5/11/2004
YET, giugno 2001

Marco Travaglio: Che significa «Inneres Auge»?
Battiato: «Occhio interiore». Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice «terzo occhio», ma non mi piace, fa pensare a una specie di Polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia.

Guénon ci dice che il «terzo occhio» è quello che ci dà «il senso dell’eternità». Nel libro di Battiato Attraversando il Bardo. Sguardi sull’Aldilà troviamo scritto: «Il Terzo Occhio è l’occhio della saggezza suprema, della saggezza trascendentale».

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