Come un sigillo

Per parlare di questa canzone che è uno dei grandi inni mistico-spirituali di Battiato (veri e propri esempi di salmi contemporanei, il cui modello è quasi sempre l’eroticissimo Cantico dei Cantici biblico) credo sia opportuno iniziare col parlare di Alice e di uno dei suoi ultimi dischi, intitolato Samsara. Perché è la voce di Alice che duetta con quella di Battiato a spiegarci in profondo che siamo di fronte a una delle grandi canzoni di quest’ultimo che ci parlano della dualità da cui è caratterizzata la nostra vita.
In questo senso, il verso «Confermavi il tempo della coesistenza materiale» evidenzia ancora una volta, esplicita il nostro essere fatti di luce ed ombra e attraversati dal ricordo, in questo carcere che è la vita presente, e dalla memoria di un altro tempo, forse di «un’altra vita»; questa seconda ipotesi per Battiato è certezza: a conferma di questa visione riportiamo due versi dalla canzone Nomadi contenuta nell’album Fisiognomica: «lungo il transito della apparente dualità» che ci ribadisce che una è la verità. Ma procediamo con ordine. Cosa vuol dire samsara e perché questo concetto è necessario per comprendere questa canzone che appare semplice ed invece ha, come quasi sempre hanno le canzoni di Battiato, un significato essoterico e uno esoterico, un piano di lettura più evidente ed emozionante e uno più segreto e didattico. Al solito è René Guénon che ci fa da guida:

Il samsara è un termine sanscrito e, secondo la tradizione buddhista, è la ‘ruota della vita’ e delle rinascite da cui l’essere deve liberarsi per giungere al nirvana, la liberazione.

Si tenga presente non solo per la comprensione dell’importanza di Guénon, ma anche di questa canzone, che in Magic shop, in contrasto a immagini depauperate del sacro, tre sono le immagini sincretisticamente sante per Battiato: «l’esoterismo di René Guénon», il «Vangelo» -e la Bibbia- e il «Budda»; questi sono, in positivo, i punti di riferimento di Battiato e le fonti della sua vasta ed articolata spiritualità.
Ecco che, per proseguire il nostro commento, diviene fondamentale ricordare un frammento diretto di Battiato che ripropone la sua complessa visione cosmico-antropologica e traduce quella di Guénon:

Le sento più vicine le sacre sinfonie del tempo / con una idea: che siamo esseri immortali / caduti nelle tenebre, destinati a errare; / nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione. / Guardando l’orizzonte, un’aria di infinito mi commuove / anche se a volte le insidie di energie lunari / specialmente al buio mi fanno vivere nell’apparente inutilità / nella totale confusione. / … Che siamo angeli caduti in terra dall’eterno senza più memoria per secoli, per secoli, fino a completa guarigione.

Iniziamo ora ad avere elementi a sufficienza per dire che in entrambi i testi, quello riportato e quello oggetto del nostro commento, si nota in primo luogo, come spesso nell’opera di Battiato, una tensione binaria: si contrappongono cioè radicalmente forze positive e di luce, forze che ci danno memoria e preveggenza di quello che siamo stati in origine e di quello che saremo alla fine di questo ciclo materiale di vite –samsara– a «forze contrarie». Poi dobbiamo indagare cosa sia questo «tu», al quale Battiato si rivolge in una forma che egli definisce «un genere vicino al salmo» e che costituisce la vera difesa rispetto alle energie negative delle «forze contrarie». A un primo livello, è una figura d’amore, mentre a un livello più esoterico è il ricordo e la promessa che il carcere («l’esilio») della vita presente avrà fine perché il ricordo e la promessa di un altro tempo è impressa nel nostro cuore «come un sigillo». Ecco perché Battiato parla di «tempo della coesistenza materiale»: qui siamo attraversati da una tensione di luce e da una tensione sovrastante, negativa e ora, qui, nell’«esilio» della vita presente, siamo sempre attraversati dalla loro coesistenza (di bene e di male). L’amore, le scene d’amore, anche le più concrete, sono dunque in filigrana il ricordo e la promessa di una felicità senza fine, dalla quale veniamo e alla quale, secondo Battiato, torneremo, alla fine di questo «ciclo di vite».

Impostata un’interpretazione complessiva possiamo ricordare una domanda e una risposta di Battiato che ci aprono ulteriori percorsi d’analisi.

‘Come un sigillo’: un testo -cantato in duetto con Alice- con alcune immagini molto forti e diversi riferimenti biblici.
Le figure forti sono da considerare tali solo fino ad un certo punto: la sonorità della parola, in alcuni casi, prevale sul suo significato. Ma avevo anche voglia di sminuire un tabù e renderlo più ‘divertente’. Sgalambro era contrario all’uso di queste due parole, ‘prepuzio’ e ‘glande’, ma quando proposi l’uso di una voce femminile ci trovammo d’accordo. Secondo lui, una voce di donna le ‘annacquava’, ed aveva ragione: le rende più dolci, meno problematiche. Questa canzone, comunque, doveva fare parte del film, ma poi abbiamo deciso di levarla: avendola incisa, l’abbiamo comunque inclusa nel disco.

Iniziamo col dire che il fotogramma incriminato ha un precedente in Sgalambro che sposta il tutto dalla Bibbia alla mitologia greca o forse tutto è partito dalla mitologia greca e da questo frammento di Sgalambro:

Nelle Epistole erotiche Crisippo porta l’indifferenza a temperature incandescenti senza bruciarsi: la dea Era con la bocca vicina al membro virile del padre Zeus…

Più importante osservare che Battiato glissa sugli ovvi riferimenti biblici, o diversamente mitologico-occidentali, per segnalare una cosa che evidentemente crede molto più importante ovvero che la canzone entrava nell’atmosfera, nelle problematiche, di quel capolavoro complessivo (cinema-canzone) che s’intitola Niente è come sembra.

Volendo essere pignoli, informiamo che la canzone doveva entrare nel primo film di Battiato, Perduto amor, del 2003, dove si parla di amore tantrico; la sceneggiatura però compare come primo capitolo nel cofanetto complessivo che potremmo intitolare come il terzo film di Battiato, appunto, Niente è come sembra. Questo «niente è come sembra» è in assoluto uno dei principi più fermi di una visione del mondo che, per semplificazione, possiamo chiamare «neo-buddhista», e si può dire, sempre semplificando, che ne faccia parte anche il maestro di Sgalambro, Schopenhauer, autore di un volume emblematico, fin dal titolo, Il mondo come volontà e rappresentazione.
Ed ecco qual è l’indicazione complessiva che Battiato ci fornisce per interpretare Come un sigillo: il mondo culturale al quale riportare la radice della canzone non è né la Bibbia né la mitologia greca ma la teoria della reincarnazione. Mai dimenticare che una delle poche dichiarazioni esperite e reiterate in Battiato è

credo nella reincarnazione / in quel lungo percorso / che ci fa vivere vite in quantità / ma temo sempre l’oblio / la dimenticanza.

Ma Battiato è un sincretista culturale e spirituale e non ha paura di inserire nel proprio universo culturale, un vero sovramondo, altre immagini simili e coerenti e utilizzarle in maniera libera e spregiudicata: è per questo che ha potuto inglobare l’universo culturale di Sgalambro senza alcuna crisi di rigetto ma anzi moltiplicando la forza delle proprie immagini culturali e del proprio agire artistico, con risultati straordinari e innovativi. Come nel caso di questa canzone anche se davvero il termine, una volta di più, ci pare incapace di trattenere una forza artistico-culturale davvero esplosiva. Ma niente di meno ci aspettavamo dalla maturità di donne e uomini come Alice, Battiato, Sgalambro.
Un’ultima notazione nasce dal verso: «Vinceva la tristezza / il tuo soffio vitale eretico» (la tristezza – complemento oggetto, il tuo soffio vitale eretico – soggetto) che diviene: «il tuo divino soffio erotico vinceva, vince e vincerà ogni tristezza» legata alla nostra attuale negativa condizione. Come Battiato passi da «erotico» ad «eretico» (o viceversa) credo che vada spiegato con il fatto che questa visione dell’erotismo è «eretica» ed eversiva rispetto ad ogni pornografia contemporanea; ne segue che un’altra traduzione sia: «il tuo soffio vitale è eversivo e diverso da ogni tristezza e dunque vince ogni tristezza».
Importante anche la parola «sogno» perché Battiato ritiene che «in sogno» possiamo rivivere scene del passato che ci possono essere di conforto nella vita presente:

in sogno ci si vede un po’ diversi / e luoghi sconosciuti sono familiari / restano i nomi e cambiano le facce / e l’incontrario: tutto può accadere (…) / Devo difendermi da insidie velenose / e cerco di inseguire il sacro quando dormo.

Arriviamo dunque a una possibile parafrasi logico-sintattica:

Un sogno mi passava nella mente tanto potente da sembrare l’apparizione bellissima e veloce d’animali dolcissimi e delicati quali sono le gazzelle: questa immagine ne faceva sorgere un’altra altrettanto dolce e delicata, quella del tuo volto e delle tue mani in un momento di felicità erotica; la tua presenza, tra sogno e veglia, confermava che siamo oggi materia di due diversi regni, quello del bene e quello del male. Mi vengono in mente le tue parole e il tuo comando: ‘tieni l’immagine divina che io sono sempre presente nel tuo cuore’ ed è quello che faccio ‘contro ogni sventura’ e specialmente ora che sono in esilio, al buio, in una notte oscura che non mi rende completamente cosciente del fatto che siamo ‘esseri immortali caduti nelle tenebre e in cerca di guarigione’.

Estremamente importante per essere certi che l’immagine erotica e quella delle «gazzelle» sono la stessa immagine («restano i nomi e cambiano le facce») e il fatto che i versi «E tu passavi appena le sottili dita sul prepuzio / poi sfioravi il glande e i sensi celebravano il loro splendore / ed era bello starti ad osservare» e quelli «seguivo le gazzelle veloci / come il sogno che mi passa accanto» si chiudono sulla stessa frase: «ed era bello starti ad osservare».

In conclusione, riportiamo del Cantico dei Cantici i versi implicitamente citati da Battiato e che costituiscono, ora possiamo dirlo davvero, solo uno dei riferimenti di Battiato:

Mettimi come sigillo sul tuo cuore, / come sigillo sul tuo braccio; / perché forte come la morte è l’amore, / tenace come gli inferi è la passione: / le sue vampe son vampe di fuoco, / una fiamma del Signore! / Le grandi acque non possono spegnere l’amore / né i fiumi travolgerlo. / Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa / in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

Nomadi1988, dall’album Fisiognomica
cfr. René Guénon, Scritti sull’esoterismo islamico e il taoismo, trad. it, Adelphi, 1993, p. 51
Le sacre sinfonie del tempo, 1991, dall’album Come un cammello in una grondaia
Battiato-Pulcini, op. cit., 1992, p. 2
Rockol, 12/9/2002
l’Italia, delle volte, nella sua piccineria erotico-mentale, mostra ancora di essere di un infantilismo culturale tale da credere che gli anni Cinquanta della censura democristiana non siano mai finiti
cfr. De mundo pessimo, p. 158
Vite parallele, 1998
Caffè de la Paix, 1993; cfr. Conforto alla vita, 2004
Cantico dei Cantici (8, 6-7)
Magic shop, 1980

Per parlare di questa canzone che è uno dei grandi inni mistico-spirituali di Battiato (veri e propri esempi di salmi contemporanei, il cui modello è quasi sempre l’eroticissimo Cantico dei Cantici biblico) credo sia opportuno iniziare col parlare di Alice e di uno dei suoi ultimi dischi, intitolato Samsara. Perché è la voce di Alice che duetta con quella di Battiato a spiegarci in profondo che siamo di fronte a una delle grandi canzoni di quest’ultimo che ci parlano della dualità da cui è caratterizzata la nostra vita.
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