Alexander Platz

Alexanderplatz è una famosa piazza di Berlino. E i «due passi fino alla frontiera» sono il paio di chilometri che correvano da Alexanderplatz al cosiddetto Muro di Berlino. Difficile, al di là di questi scarni se pure esatti riferimenti, la comprensione del testo della canzone, non il suo fascino che viene però ulteriormente illuminato da una precisa risposta di Battiato alla diretta domanda di Franco Pulcini su «di che parla Alexander Platz»:

Quando visitai Berlino Est rimasi affascinato dalla mancanza di pubblicità. Non c’era un manifesto in giro! Mi dava un grande senso di pulizia e serietà. Nello stesso tempo ero impressionato dalla tristezza della gente e dal grigiore sociale. Dovendo scrivere la canzone pilota del disco di Milva, pensai subito a Alexander Platz. Milva, per un certo periodo, è stata un’artista più tedesca che italiana in quanto a popolarità… La immaginai a Berlino Est: un’italiana che lavorava a Berlino Est e che non riusciva ad accettare l’idea del muro. Desiderava fuggire verso una vita diversa.

Dato ciò, è da osservare ulteriormente che il testo della canzone è la rielaborazione di Valery, una canzone incisa da Alfredo Cohen nel 1978 dove il testo era dello stesso Cohen e la musica già di Battiato-Pio; ma chi era Alfredo Cohen e di cosa parlava il suo testo che riportiamo integralmente più avanti? Alfredo Cohen (pseudonimo di Alfredo D’Aloisio, nato nel 1942 e morto nel 2014) era un amico di Battiato e partecipò insieme a lui, nel 1977, a un’azione teatrale intitolata Baby sitter. Non solo, ma Battiato e Pio avevano arrangiato un suo intero album intitolato Come barchette dentro un tram pubblicato nel 1976. Più precisamente la canzone di Cohen era dedicata a una giovanissima transessuale, Valérie Taccarelli, che Alfredo conobbe a Bologna dove lei era attivista di uno dei primi circoli di cultura omosessuale. Nel 1982 Battiato, pensando a Milva, riscrive il pezzo mantenendo la struttura melodica delle strofe e alcune frasi del testo e aggiungendo il ritornello, assente nel brano originale, trasformando quindi la canzone dal ritratto di una ragazza napoletana a una riflessione esistenziale e metafisica che ha come sfondo la Berlino Est di quegli anni, quando era ancora divisa dal famigerato Muro. Da ricordare, tra gli elementi intertestuali che sono presenti a Battiato, anche il romanzo del 1929 Berlin Alexanderplatz di Alfred Doblin dove, notato il titolo, troviamo una frase come questa:

Aria di neve. Febbraio. La gente va intorno infagottata… Le donne hanno le calze sottili e devono aver freddo, ma sono carine.

Alfred Doblin (1878-1957), laureato in psichiatria, è un grande romanziere di ispirazione marxista. Nel suo romanzo Berlin Alexander Platz si combinano i mutamenti sociali con i riflessi psicologici: il romanzo non è dunque realistico perché il reale non può essere rappresentato in un romanzo, il romanzo è così più vicino alla favola e al cinema. Nondimeno. come sostiene Doblin sul piano anche teorico, ogni romanzo è comunque un romanzo storico perché ha al suo interno delle ragioni storiche. Walter Benjamin, con giuste ragioni ben comprese da Battiato, afferma che «il principio stilistico di questo libro è il montaggio». Significativo anche il fatto che proprio di questo romanzo abbia fatto una riduzione televisiva, nel 1980, il grande regista tedesco Rainer Werner Fassbinder.
A chiuder il cerchio del reticolo testuale nel quale si muove Battiato, l’ultimo film di Fassbinder (1981) è dedicato a Lili Marleen, un film molto criticato in patria da coloro che gli rimproveravano una presunta estetizzazione del nazismo. Tornando a Valery, se il testo di Cohen è così il ritratto caldo, realistico e innamorato d’un adolescente transessuale napoletano, Battiato vira tutto su un gelo assoluto berlinese ed è in questo scenario che si ripete (forse) il consueto suo dramma gnostico, caratterizzato da un’attesa metafisica di liberazione («come vera principessa / prigioniera del suo film / che aspetta all’angolo come Marlene»).
Va ora osservato che le parole «prigioniera», «principessa» e quella sottointesa «incantesimo» rimanderebbero così, ancora una volta, a locuzioni tipiche di Battiato come nel seguente collage: «portami via da questo mondo assurdo, dalle illusioni e dai percorsi ereditari… ma il Re del Mondo ci tiene prigioniero il cuore… non servono tranquillanti o terapie… eccitanti o ideologie… ci vuole un’altra vita». Ed ecco il fortissimo Alexander Platz aufwiederseen! Alexander Platz addio!
La nostra interpretazione evita completamente la dimensione realistica per la quale semplicemente c’è una donna alla quale un’amica o un amante dice che «d’inverno si vive bene come di primavera», hanno una colf (la bidella) che li aiuta a sbrigare le faccende domestiche, si scambiano frasi di tutti giorni come «ti vedo stanca», «come ti trovi a Berlino Est», «andiamo a fare quattro passi», «vengo con te», «ci vediamo questa sera fuori da teatro», «Ti piace Schubert?». Perché Battiato non è uno scrittore realistico neppure quando sembra realistico e d’altronde crediamo che l’interpretazione magistrale di Milva spinga proprio in questo senso, nel senso di qualcosa che non ha solo un significato quotidiano e realistico. Comunque la vicenda narrata potrebbe essere davvero quella, fredda e malinconica, di una donna e della sua vita nella Berlino divisa dal muro. Un’esistenza grigia e un tempo difficile, illuminato appena da una sera a teatro e dalla musica di Schubert e, forse, dal sogno di andare oltre il confine del reale che la tiene prigioniera.
Dunque, impostato un possibile commento, anche se molti punti sfuggono, riportiamo ora il testo di Cohen sottolineando le frasi del testo originale mantenute da Battiato e allarghiamo la riflessione alla tecnica artistica di Battiato.

Dolce amore, chi ti offende?
Chi non sa il mio baciare il nastro chiaro della tua bocca, limpido,
quando ci conoscemmo sotto l’albero bianco di Natale.
Piazza colma delle arance: il tuo sorridere nella vetrina dei regali,
il tuo mangiare un pezzo d’aria per darmene un poco,
il tuo fissarti sulle labbra e restarci appiccicato…

Chi ti punge porta lo spino acre e freddo dell’invidia:
non ha giornate, non ha pensieri,
non ha inverno, non ha stagioni.
Per te estate è come dire “in autunno sono andato con i grappoli,
con le uve, con le foglie, con la vendemmia…”: non sono preparato!
Mi fermo più volte a guardarti coi miei occhi di ragazzo invecchiato.
Valery… Valery!
Valery, i tuoi occhiali alla Minnelli…
il rimmel t’è riuscito
sui tuoi occhi di quindicenne.
Sei un tipo molto allegro!
Sai che d’inverno si vive bene come di primavera?

La bidella ti fa ripetere una lezione troppo antica:
mi piace di più lavare i piatti, spolverare, fare i letti,
poi starmene in disparte come vera principessa prigioniera del suo film
che aspetta all’angolo con Marleen…
Hai le borse sotto gli occhi tuoi di Liz Taylor e suoni Schubert.

Valery, la solitudine ha le ore troppo corte:
noi saremo catturati, tra poco, dal dio crudele
che alza i cieli per sapere se i ragazzi hanno scippato la ‘femme’ nella salumeria
o sognano di arricchirsi sfuggendo alla loro età da quattro soldi.
Sì, sì, proprio così!
Valery, la tua giornata a Napoli, la tua sera,
Valery, il tuo playback,
Valery, la tua vittoria,
Valery…
Sei un ragazzo molto in gamba! Sai che d’inverno si vive bene… Valery… Valery!

È dunque evidente, da una lettura comparata e da quanto finora detto, che il testo di Alexander Platz è il risultato di tre diversi racconti, quello autobiografico e sottinteso di Battiato (ovvero la sua personale visione-ricordo di Berlino), quello di Cohen espresso nella canzone Valery e quello del romanzo di Doblin a cui dobbiamo il titolo e forse una cadenza d’ambientazione e temporale. Tutto questo però ci mostra anche quale sia la tecnica artistica di Battiato, una tecnica di straniamento artistico, una tecnica narrativa fortemente cinematografica e onirica, una tecnica cioè non realistica. È importante infine sottolineare che la principessa non è prigioniera di un incantesimo, come nelle favole, ma di un film. E a proposito di film Marlene (Marleen nel testo di Cohen) è probabilmente un richiamo all’attrice tedesca Marlene Dietrich (1902-1992) e alla sua interpretazione della famosa canzone Lili Marleen, musicata nel 1938 sulla base di un testo scritto nel 1919 e divenuta famosa in tutto il mondo, proprio grazie all’interpretazione della Dietrich a partire dall’inverno del 1941. A proposito del suo successo e del suo valore simbolico scrive il poeta Vittorio Sereni, dopo aver ricordato che la canzone fu prontamente tradotta in italiano per non doverla cantare in tedesco:

Era qualcosa di più di una canzone alla moda… rappresentava benissimo il dolore della gente. Tutti eravamo costretti dalla guerra a dire addio a qualcuno. Quella di ‘Lili Marleen’ era la musica della precarietà, della morte sempre incombente, era il presagio della fine…

Ora credo utile ricordare che Milva ha cantato una sua versione di Lili Marleen nel suo album del 1977 Auf den Flügeln bunter Träume e precisare che qualcosa di tutto questo si riverbera anche sulla canzone di Battiato e sulla figura di Milva che ne fu la prima splendida interprete: la prima incisione di Alexander Platz è contenuta infatti nell’album Milva e dintorni del 1982 mentre Battiato la inciderà in Giubbe Rosse del 1989. Ne riportiamo quindi (come congedo della nostra riflessione, che resta comunque aperta e inconclusa) l’incipit del testo in italiano e tedesco:

Battiato-Pulcini 1992, p. 91
per una conferma cfr. intervista di Giusto Pio ad Alessia Cassani, Libero.it, ottobre 2000
il principale collaboratore musicale di Battiato dalla fine degli anni Settanta alla metà degli anni Ottanta
Berlin Alexanderplatz di Alfred Doblin, trad. it. p. 183
da Angelus Novus, traduzione italiana in “Quaderni di critica”, gennaio 1973, ora come introduzione alla traduzione italiana del 1974 per Rizzoli
31 maggio 1945- 10 giugno 1982, Monaco
Al centro della riflessione gnostica, un pensiero molto vicino a René Guénon, vi è una visione fortemente negativa del mondo e un’altrettanta forte tensione a liberarsi delle catene della cosiddetta realtà per affrontare, invece, un percorso mistico di liberazione e autorealizzazione. La bibliografia su questo tema è immensa e non univoca, per quello che riguarda Battiato rimandiamo ai nostri commenti in Franco Battiato La cura 27 canzoni commentate e a Battiato-Bossari, Mondadori, 2014.
da La musica è stanca e Il Re del Mondo e Un’altra vita ma vedi anche, tra le altre, Le sacre sinfonie del tempo e Come un cammello in una grondaia dove si dice: «e ancora sto aspettando un’ottima occasione per acquistare un paio d’ali e abbandonare il pianeta»
Il ragazzo/ragazza, forse, va ancora a scuola, e allora la bidella l’aiuterebbe dandole delle ripetizioni ma quella della scuola è “lezione troppo antica” rispetto alla vita reale che mi (e ti) “piace di più”. L’apparizione della medesima “bidella” in Battiato prende un diverso colore, impalpabile e completamente fantasmatico. La “Bidella” potrebbe anche essere una “Madre” in apprensione o un mentore, un angelo custode positivo.
Marlene
cit. in R. Besana e M. Marcello Staglieno, Lili Marleen, Rizzoli, Milano 1982, pp. 253-254

Alexanderplatz è una famosa piazza di Berlino. E i «due passi fino alla frontiera» sono il paio di chilometri che correvano da Alexanderplatz al cosiddetto Muro di Berlino. Difficile, al di là di questi scarni se pure esatti riferimenti, la comprensione del testo della canzone, non il suo fascino che viene però ulteriormente illuminato da una precisa risposta di Battiato alla diretta domanda di Franco Pulcini su «di che parla Alexander Platz»:

Quando visitai Berlino Est rimasi affascinato dalla mancanza di pubblicità. Non c’era un manifesto in giro! Mi dava un grande senso di pulizia e serietà. Nello stesso tempo ero impressionato dalla tristezza della gente e dal grigiore sociale. Dovendo scrivere la canzone pilota del disco di Milva, pensai subito a Alexander Platz. Milva, per un certo periodo, è stata un’artista più tedesca che italiana in quanto a popolarità… La immaginai a Berlino Est: un’italiana che lavorava a Berlino Est e che non riusciva ad accettare l’idea del muro. Desiderava fuggire verso una vita diversa.

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Tutte le sere
sotto quel fanal
presso la caserma
ti stavo ad aspettar.
Anche stasera aspetterò,
e tutto il mondo scorderò.
Con te Lili Marleen,
con te Lili Marleen.

Vor der Kaserne,
Vor dem grossen Tor,
Stand eine Laterne,
Und steht sie noch davor,
So wolln wir uns da wiedersehn,
Bei der Laterne wollen wir stehn,
Wie einst, Lili Marleen.