La porta dello spavento supremo

La porta dello spavento supremo

¶Quello che c’è ciò che verrà
ciò che siamo stati
e comunque andrà
tutto si dissolverà
¶Nell’apparenza e nel reale
nel regno fisico o in quello astrale
tutto si dissolverà
¶Sulle scogliere fissavo il mare
che biancheggiava nell’oscurità
tutto si dissolverà
¶Bisognerà per forza
attraversare alla fine
la porta dello spavento supremo
¶Il nulla emanava la pietra grigia
e attorno campi di zafferano
passavano donne bellissime
in sete altere

Album: Dieci stratagemmi -
2004
Musiche: Battiato
Testo: Sgalambro , Wieck (Jaeggy)
«Perché come diceva un grande mistico tibetano, “tutto quello che tu vedi sparirà”» (Battiato-Bossari, Io chi sono, p. 23)

La porta dello spavento supremo chiude significativamente l’album del 2004 Dieci Stratagemmi e Battiato e Sgalambro hanno più volte definito questa canzone un testo «metafisico». E, in effetti, La porta dello spavento supremo è, in primo luogo, una riflessione audace e apocalittica sulla caducità delle vicende umane, e poi sulla serena e distaccata accettazione dell’ineluttabile fine della nostra esperienza terrena. Ma la morte, è bene subito precisare, non è da considerarsi tanto una fine assoluta quanto un passaggio, una porta verso altri mondi e «visioni». Questo il valore del sottotitolo Il Sogno; dunque, parafrasando un’altra canzone intitolata significativamente Sai dire addio ai giorni felici, potremmo dire che al di là della Porta dello Spavento Supremo, «le visioni si faranno presenze». Sai dire addio ai giorni felici si ascolta in coda a Invito al viaggio, la canzone che chiude Fleurs del 1999, in qualche modo è una traccia fantasma il cui testo recita così: «Ascolta nel fondo dell’ombra / una visione ti viene incontro / un giorno senza tramonto / le voci si faranno presenze. / Sai dire addio ai giorni felici?». Credo sia una precisa ed efficace parafrasi della dinamica esistenziale che presenta anche La porta dello spavento supremo. La parola «visioni» la troviamo ancora in Le nostre anime. I concetti qui espressi si ritrovano, in modo quasi speculare, nell’incipit della canzone intitolata Io chi sono: «Io sono. Io chi sono? / Il cielo è primordialmente puro ed immutabile / mentre le nubi sono temporanee / le comuni apparenze scompaiono / con l’esaurirsi di tutti i fenomeni / Tutto è illusorio privo di sostanza / Tutto è vacuità» (sul concetto buddhistico di Vuoto/Vacuità vedi approfondimento più avanti).

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