Fornicazione

Fornicazione

¶Fornicammo mentre i fiori si schiudevano
al mattino e di noi prendemmo piacere,
sì, l’un l’altro. Libero.
¶Ora la mia mente andava,
seguiva le orme delle cose che pensava.
¶Una canzoncina ardita mi premeva
le ossa del costato…
e, il desiderio di tenere
le tue tenere dita.
¶Vorrei tra giaculatorie di versi spirare
e rosari composti di spicchi d’arancia,
e l’aria del mare,
e l’odore marcio di un vecchio porto,
e come pesce putrefatto putrefare.

Album: L'ombrello e la macchina da cucire -
1995
Musiche: Battiato
Testo: Sgalambro Battiato
«Vorrei tra giaculatorie di versi spirare»

Il termine «giaculatorie» (è da questo che deve partire la nostra analisi) ci rimanda ancora una volta a Sgalambro e al suo uso iconoclasta delle parole. Iniziamo col ricordare che una parola più semplice per «giaculatorie» è «frasi di rosari», frasi ripetute all’infinito come in un mantra; manca però un vero complemento di specificazione che precisi le caratteristiche dell’azione ripetuta all’infinito: erotica o religiosa? Ma credo l’ambiguità sia voluta.

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